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Auschwitz_I_entrance_snowstorie parallele di rudolf (hoss) e hanns (alexander) : il primo è il comandante di auschwitz, il primo e più famoso lager nazista, il secondo è un ebreo tedesco fuggito in inghilterra che gli dà la caccia alla fine della guerra

i due protagonisti vengono seguiti nelle loro vite parallele, nelle loro giovinezza e nel loro diventare adulti, fino al loro ingresso da protagonisti nella seconda guerra e fino al loro incontro finale – il libro, scritto da un nipote di hanns, si concentra sugli aspetti umani dei due, raccontandone le vite private negli aspetti meno noti

impressionante il racconto della pianificazione direi ingegneristica delle modalità di uccisione degli ebrei, considerato un semplice problema di ottimizzazione – un resoconto forte di come migliaia di uomini crearono, “obbedendo agli ordini dei superiori”, il più efficiente metodo di assassinio mai concepito

“Il campo di Auschwitz all’inizio venne progettato come una struttura dove tenere in quarantena i prigionieri polacchi malati di tifo. Tuttavia, adesso Berlino lo voleva usare per ospitare i detenuti politici locali, arrestati dal Governo generale della Polonia, la struttura burocratica che i tedeschi avevano creato per governare il Paese.”

“Seduto dietro la sua scrivania, Himmler andò subito al sodo. «Il Führer ha ordinato che sia dato inizio alla Soluzione finale del problema ebraico, e noi – le SS – dobbiamo eseguire quest’ordine. Gli ebrei sono gli eterni nemici del popolo tedesco, e devono essere spazzati via dalla faccia della Terra. Tutti gli ebrei su cui possiamo mettere le mani durante questa guerra devono essere sterminati, senza eccezioni. Se non riusciremo a distruggere le fondamenta biologiche del popolo ebraico adesso, allora un giorno saranno gli ebrei a distruggere il popolo tedesco». Himmler continuò con le istruzioni: dato che era situato su un’importante linea ferroviaria, ma era comunque isolato e quindi nascosto a occhi indiscreti, aveva scelto Auschwitz per portare a termine questo importante compito. “

“Rudolf aveva ormai “risolto” il problema presentatogli da Himmler: trovare una tecnica per uccidere centinaia di migliaia, forse milioni, di persone. Come avrebbe scritto più tardi: «Mi ero tranquillizzato». “

belgrado 2014

imageper la prima volta arrivo a belgrado, capitale della serbia, per un incontro con il locale istituto di statistica – da tempo stiamo condividendo visite di studio e progetti ed è venuto il tempo di discutere di progetti comuni

partiamo la mattina da fiumicino, passiamo in albergo, mangiamo street food locale e alle 13.30 siamo al locale istituto di statistica – interessante e lunga riunione con il direttore generale e con i responsabili delle attività internazionali

prima di cena abbiamo tempo per una lunga passeggiata nel centro con una visita alla fortezza che domina la confluenza dei fiumi sava e danubio – il lavoro continua la sera: cena di lavoro con gli stessi colleghi cui si aggiungono gli amici di statistics sweden

locale pieno di fumo (ancora si fuma nei locali) con cibo spagnolo e musica dal vivo simpatica ma ad altissimo volume – tra un piatto e un ballo si parla di gare, corsi di formazione, seminari e progetti

per dare l’idea, in serbia la grappa si beve (obbligatorio il brindisi) a inizio pranzo insieme a un caffè e poi si comincia a mangiare e a bere vino – bello il ristorante sulle rive della vorticosa corrente del danubio, difficile parlare di lavoro con quella musica e tutto quel fumo e quell’alcol …

il giorno dopo sveglia presto e altra rapida riunione, poi di corsa all’aeroporto e si rientra in italia (nella foto la originale vetrina di una delle belle librerie di belgrado)

imagela settimana scorsa in due giorni sono andato e tornato da ankara per un selection meeting per un progetto di twinning con il ministero delle finanze turco – alcune riflessioni:

  • quando noi italiani facciamo squadra siamo di un livello fantastico: ad ankara in quattro amministrazioni pubbliche insieme all’ambasciata italiana abbiamo dato una bella dimostrazione di professionalità ed impegno condiviso
  • la turchia si sta affacciando sul futuro in un modo affascinante ed è bello poter partecipare in qualche modo a un processo epocale
  • lavorare nella cooperazione internazionale è difficile e faticoso, ma dà quasi sempre grandi soddisfazioni professionali e personali
  • viaggiare e conoscere nuove realtà è uno dei modi più interessanti di passare il tempo (di piacere e di lavoro)

(nella foto una scalinata ad ankara vicino all’ambasciata italiana)

Kalaw-AdvKalaw-Advho comprato il libro perché ambientato in birmania,  una birmania periferica e agricola negli ultimi cinquanta anni – a parte alcuni accenni, non ho trovato molte connessioni con il myanmar di oggi, evidentemente l’ho visto con altre lenti

nel libro ho però trovato una acuta descrizione delle differenze culturali tra i due mondi, tra manhattan e kalaw, la capitale dell’impero e l’asia profonda – quelle differenze che hanno affascinato tante persone dalle due parti

il libro racconta un amore, un amore lungo cinquanta anni, un amore totale, di quelli che non so se esistono – a tratti questo amore sfiora il melenso e il romanzetto rosa : lo salva un certo pudore per cui si ferma spesso al limite del non-detto

“Quanto vive un uomo, infine? Vive mille giorni o uno solo? Una settimana o vari secoli? Per quanto tempo muore l’uomo? Che vuol dire: «Per sempre?»” (Pablo Neruda)

“Eppure, che ne sappiamo dei nostri genitori, e che sanno loro di noi? E se non conosciamo veramente nemmeno le persone che ci vivono accanto sin dalla nascita – noi non conosciamo loro e loro non conoscono noi – che dire degli altri? Come faccio a non credere che questa o quella persona siano capaci di qualsiasi cosa, anche delle azioni più riprovevoli? Di chi o di che cosa, di quale verità ci si può fidare, in fin dei conti?”

“Perché vediamo solo quello che conosciamo. Siamo convinti che gli altri siano capaci di fare solamente ciò che sappiamo fare anche noi, nel bene e nel male. Per questo riconosciamo come amore solo quello che corrisponde all’immagine che ne abbiamo. Vogliamo essere amati come amiamo noi. Ogni altro modo ci è estraneo, lo guardiamo con dubbio e sfiducia, ne fraintendiamo i segni, non capiamo la sua lingua. Accusiamo. Affermiamo che l’altro non ci ama. E invece forse ci ama in un modo tutto suo, che noi non conosciamo.”

vola!

rondoneehi tu! ti ricordi? più di venti anni fa trovammo per terra un cucciolo di rondone: lo portammo a casa e lo curammo, poi telefonammo alla lipu e ci spiegarono che i piccoli rondoni quando è il momento si lanciano, con l’aiuto dei genitori, giù dal nido e hanno solo una chance per imparare a volare – quelli che non ce la fanno restano a terra, perché quegli uccelli, così belli e veloci in volo, a terra non sono in grado di muoversi

dopo qualche giorno, quando ci sembrò che il “nostro” rondone si fosse ripreso dallo shock, lo portammo in piazza a mpc, là dove lo strapiombo si affaccia su colonna e i monti simbruini – tanta era la paura, voi ci chiedevate “e se non ce la fa un’altra volta?” “e se muore?” “se si fa male e resta a terra?” … le vostre domande ci scavavano dentro

sapevamo cosa era giusto fare, eravamo decisi a farlo, ma non potevamo lasciare fuori il dubbio – così mi sento oggi, quando “so” che devo lasciarti volare e mille paure mi si affacciano di notterondone-1

il “nostro” rondone, appoggiato sul bordo dello strapiombo, esitò un attimo: nel cielo i suoi simili sfrecciavano e gridavano, quasi a chiamarlo – fece un passetto e si lanciò

cadde dritto sfiorando il muro, poi aprì le ali, prese il vento e volò via – ancora oggi ricordo il senso di esultanza che ci prese, è uno dei ricordi più forti e belli della vostra infanzia

teatro-argentina-mercante-venezia-silvio-orlandosiamo andati all’argentina a vedere “il mercante di venezia” con un grande silvio orlando come shylock – protagonista assoluto dell’opera il denaro, che tutto muove(va)

tutti i personaggi si muovo spinti dal denaro, anche la bella amicizia tra bassanio e antonio e l’amore tra bassanio e porzia vengono contagiati dai movimenti di soldi – sparsi nell’opera come al solito frasi eterne del bardo

“Il diavolo non si fa scrupolo, pei suoi disegni, di citar le Scritture.” “The devil can cite Scripture for his purpose.”

“Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall’estate e dall’inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate non moriamo? ” – “Hath not a Jew eyes?Hath not a Jew hands, organs, dimensions, senses, affections,passions, fed with the same food, hurt with the same weapons,subject to the same diseases, healed by the same means, warmedand cooled by the same winter and summer, as a Christian is? Ifyou prick us, do we not bleed? If you tickle us, do we not laugh?If you poison us, do we not die?”

terra matta

terramattalibro impegnativo,  scritto in un vecchio dialetto siciliano, che racconta la vita di uno dei “ragazzi del ’99” – la vera storia  di vincenzo che nasce in una famiglia povera siciliana e lavora tutta la vita per raggiungere una sempre stentata sicurezza

la scrittura è faticosa e spesso bisogna cercare il suono delle parole per capirle, anche se dopo un poco ci si abitua anche a parole mai viste prima – la storia di vincenzo attraversa il secolo e le sue due guerre, fino ad arrivare agli anni del boom economico

vincenzo è tipicamente italiano: fascista durante il fascismo e poi antifascista, grande lavoratore ma sempre in cerca di “furbizie” per migliorare la sua situazione, grande amico di molti e padre affettuoso che vizia i figli, ma capace di qualunque violenza e illegalità purché torni a suo vantaggio, sempre pronto a lamentarsi di destino, suocera e moglie

insomma interessante come documento storico e come voce dell’italia profonda, e insieme fedele testimonianza dei difetti degli italiani

“Poi, la querra fenarmente fenio, e fenio con un crante spavento, che li amiregane hanno butato 2 bomme atomice nel Ciapone. E cosí, tutto finio. Li amirecane, l’inchelise, li francese e li rosse presero Berlino, l’Italia erimo persse, e la querra fenio per tottu il monto intero. “

“E poi, io, per natura di rera e reditorio 5 , era stato socialista, come era socialista mio padre e magare mio nonno, ma secome ci aveva stato l’ebica fascista, io, per 22 anne, aveva fatto il fascista, perché l’Italia era fascista. “

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