2 Dicembre 2009 di vaccaricarlo
Un filosofo si recò un giorno da un maestro zen e gli dichiarò:
“Sono venuto a informarmi sullo Zen, su quali siano i suoi principi ed i suoi scopi”.
“Posso offrirti una tazza di tè?” gli domandò il maestro. E incominciò a versare il tè da una teiera.
Quando la tazza fu colma, il maestro continuò a versare il liquido, che traboccò.
“Ma che cosa fai?” sbottò il filosofo. “Non vedi che la tazza é piena?”
“Come questa tazza” disse il maestro “anche la tua mente è troppo piena di opinioni e di congetture perché le si possa versare dentro qualcos’altro..
Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?”
(pensando alle nostre giornate e alle nostre menti, spesso troppo piene)
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1 Dicembre 2009 di vaccaricarlo
È ritornato. Non ha detto nulla.
Era chiaro però che aveva avuto un dispiacere.
Si è coricato col vestito.
Ha messo la testa sotto la coperta.
Ha ripiegato le gambe.
È sulla quarantina ma non in questo momento.
Esiste – ma solo quanto nel ventre di sua madre,
al di là di sette pelli, al riparo del buio.
Domani terrà una conferenza sull’omeostasi
nella cosmonautica megagalattica.
Per il momento si è raggomitolato, dorme.
(W. Szymborska)
(mi fa venire in mente quando ho seguito la discussione della tesi di mio figlio piero … ne feci una poesia dove provavo a raccontare la lontananza che a volte esiste tra il nostro essere reale e la nostra immagine pensata dagli altri)
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29 Novembre 2009 di vaccaricarlo
“Tutte le attitudini concettuali, tutte le pratiche espressive, tutti gli approcci pluriliguistici sintonizzati sulle dissonanti, contaminate, joyciane frequenze dell’arte degli ultimi decenni convergono su questo punto d’equilibrio instabile. Le arti contemporanee si danno via: si offrono, fuoriescono da loro stesse; ma anche si fanno strada, tracciano un percorso, anche se paradossale. Perché occorre poi saperlo abitare con metis (con sagacia, abilità, destrezza) questo autospossessamento; bisogna saper seguire fino in fondo la propria errante radice e farne linguaggio. Troppi sembrano continuare a non capirlo, ma l’arte in fondo è una piccola cosa: spesso le basta spostare un accento, per incendiare il senso.”
(citato in parlare le immagini, il brano dal libro non vedi niente lì? ; interessante visione multidisciplinare che sposa arti e modernità)
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27 Novembre 2009 di vaccaricarlo
“Basta dire che qualcosa fa male ai ragazzi e si finisce in prima pagina”, diceva Stan Lee, creatore di tanti supereroi all’epoca in cui a essere accusati erano i fumetti. Nulla è cambiato da allora e ancora oggi pedagoghi, psicologi ed esperti di comunicazione riescono con successo a far parlare di sé costruendo mostri fra la propria e l’altrui ignoranza. … Esiste l’industria dei cartoni, ed esiste quella dell’informazione. Ebbene – questa è l’assurdità – è solo la prima ad occuparsi con attenzione delle passioni dei bambini. E, soprattutto, a non aver paura (oserei dire terrore) delle loro emozioni (delle curiosità, degli amori, delle passioni, della vitalità) … ci si accorgerà che un bambino sano, figlio del dialogo, del rispetto e dell’attenzione, è più forte di qualsiasi presunto demonio a cartoni animati.”
(dal libro “le anime disegnate” citato in parlare le immagini; concetti simili si trovano nel bel libro “tutto quello che fa male ti fa bene“)
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27 Novembre 2009 di vaccaricarlo



wikipedia ha smesso di essere un sito web molto tempo fa
per molti di noi wikipedia è diventata un’indispensabile parte della nostra vita quotidiana
aiuta a proteggerlo, adesso: fai una donazione
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26 Novembre 2009 di vaccaricarlo
il libro ragiona sulla potenza delle immagini, sulla loro irriducibilità a parola e sulla loro potenza comunicativa ed emozionale, descrivendo i tanti modi in cui la cultura ufficiale tenta di svilirle
iconoclastie remote e recenti hanno provato invano a depotenziare le immagini, contrapponendo alle loro energie dionisiache le componenti apollinee della cultura ufficiale
a volte fastidioso il tono colloquiale con troppe domande retoriche, ma fantastica la scelta delle citazioni che compongono quelli che l’autore chiama attraversamenti, contrapposti ai ragionamenti dell’autore; da seguire il sito legato al libro www.parlareleimmagini.it
“La mia idea in proposito è che questi signori temano (e combattano) delle immagini soprattutto il movimento, non tanto e non solo in senso fisico quanto in senso psicologico: il fatto, cioè, che esse sollecitano moti interni del soggetto e si sintonizzano con essi, insomma che inscrivono nei meandri, negli spazi interni del suo sentire, del suo esperire, senza dover ricorrere alle mediazioni “statiche” e “fissanti” della parola, in particolare di quella scritta.”
“… il film è un prodotto finito. Nel caso del videogioco o della navigazione web o della realtà virtuale, invece, il racconto è “in presa diretta”: in un qualche modo ne sono io il regista e l’attore, e gli effetti di macchina sono ancora io a governarli; la sorpresa è sempre dietro l’angolo.”
(di maragliano avevo letto – molto bello – “tre ipertesti su multimedialità e formazione”)
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23 Novembre 2009 di vaccaricarlo
il 20 e il 21 si è tenuto a san genesio (in questo albergo) l’annuale meeting dei manager del software, organizzato dalla facoltà di computer science dell’università di bolzano
all’incontro (MOLTO interessante) partecipano esperti di aziende private e pubbliche (tra le altre microsoft, engineering, telecom, rai, lombardia informatica, istat) e di alcune università; in due giorni di discussioni si sono affrontati vari argomenti, legati al ruolo dell’IT nelle strutture pubbliche e private e alla “distanza” tra università e mondo della produzione
temi comuni affrontati nelle presentazioni che ognuno di noi ha portato (qui la mia):
- radicamento dell’IT nel core business dell’azienda/ente: l’IT deve abbandonare i tecnicismi e occuparsi di quelli che sono i “fondamentali” dell’istituzione in cui opera, pena il rischio di outsourcing;
- dal punto precedente discende l’importanza delle “architetture”, possibile punto di incontro tra IT ed esperti del settore;
- importante l’apertura internazionale: spesso solo all’estero (specie in Europa) si trovano le collaborazioni (e i fondi!) per portare avanti progetti di largo respiro.
la mattina presto una bella passeggiata nel paesino, con un panorama simile a quello della foto
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22 Novembre 2009 di vaccaricarlo
la baia dei pirati, il famoso sito svedese di download, spiazza ancora una volta tutti – utenti, esperti di diritto, case discografiche
da qualche giorno la baia ha abbandonato il vecchio sistema dei tracker, un sistema che aveva bisogno di server e quindi era vulnerabile agli attacchi giuridici delle major, passando al sistema dei magnet link, completamente basato sui client
il nuovo sistema si basa sulla tecnica DHT (tabelle di hash distribuite): in pratica l’indirizzo (link) del file da scaricare (video o software o documento) viene ricavato a partire dal suo contenuto (la sua hash appunto); in questo modo non sono più necessari server centrali per smistare le richieste dei pc degli utenti
unendo i magnet link al meccanismo di peer exchange (PEX) i pc della rete formano uno sciame difficilmente identificabile: i pirati prendono il largo!
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20 Novembre 2009 di vaccaricarlo
“La pizzica, la taranta, il ballo di San Vito e tutte le malattie rituali tradizionali hanno la funzione di risolvere le crisi sociali, attraverso la cura popolare, un rituale collettivo ben preciso generato e risolto dal basso con i metodi che la tradizione si incaricava di diffondere. Adesso sono l’OMS e i governi a programmare la crisi, a stabilire il rituale, ad annunciare la catarsi e a vendere gli antidoti. La povertà e la precarietà spaventano soprattutto chi non le ha mai vissute. Se non esistono mezzi e rituali politici autonomi per far fronte alla crisi e alle incertezze, la disposizione collettiva a buttarsi nella gran catarsi è enorme.”
(da Diario, ahimè di nuovo in chiusura, articolo di Flavia Anconetani dal Chiapas)
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17 Novembre 2009 di vaccaricarlo
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore
e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l’ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
[la poesia, che parte bene e un po' si perde per strada, è spesso erroneamente attribuita su internet a p. neruda, mentre è della scrittrice brasiliana martha medeiros]
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