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la donna gigante

lidia ravera mi è sempre piaciuta, vicina per militanze e sensazioni comuni, da lei ho negli anni ricevuto squarci di visioni sul mondo femminile così vicino così impenetrabile per noi maschietti

nel libro il primo racconto (il migliore, da un dialogo teatrale) segue una donna a 30 40 e 50 anni, le sue sconfitte paure battaglie in un continuo confronto con il mondo maschile e la sua alterità; bella la capacità di raccontare con (auto)ironia i nostri anni (“Quel ricordo di passate contrapposizioni, il coro angelico degli anni settanta: sporco maschio, fredda strega!”) e quello che siamo diventati

forse meno riusciti gli altri racconti, tutti però delicati e ben scritti, tutti portatori di qualche riflessione mai banale su questi anni e sui nostri (e altrui) valori

“Il tempo è denaro. Ma il denaro è tempo? Te la puoi affittare la giovinezza? La pigli in leasing? … Il denaro è premio a se stesso e il tempo non ritorna mai,non si fabbrica ì, non si duplica. Va via, la vita scorre scorre scorre.”

“Io le ho viste e donne in carriera, quelle vere non quelle che gli è scappato di farla, come a me, le ho viste quelle che la carriera l’hanno perseguita militarmente usando cosce culi e cultura, intuito intimità e altri intrugli.”

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patagonia express

magia dei libri: dopo aver letto l’ultimo libro di bruce chatwin, inizio patagonia express di sepúlveda e nel primo capitolo assisto a un incontro tra bc e ls in un bar di barcellona, incontro nel quale viene deciso un viaggio che anni dopo ls dovrà fare da solo

nel libro figure folli avventurose stravaganti e impossibili si si rincorrono sullo sfondo delle splendida natura della patagonia cilena, descritta da ls che finalmente la può visitare liberamente dopo la fine della dittatura

le storie e i luoghi del libro hanno su di me l’effetto che aveva sui marinai il canto delle sirene e mi richiama a progettare un fantastico viaggio; ho consumato con gli occhi la troppo piccola mappa che si trova nel libro, cercando rio mayo, puerto natales e l’isola di chiloè

“Domani sera saremo in Patagonia, sulle tracce dei due gringo che diedero il via a questa avventura, e né per loro né per i gaucho che hai conosciuto, sarà una sorpresa

vederci arrivare, perché i patagoni, nella densa solitudine dei loro rancho, assicurano che ‘la morte inizia quando qualcuno accetta di essere morto’.”

“Pablo sospira di nuovo, e in compagnia delle mucche dagli sguardi fatali ci beviamo qualche sorso di vino alla salute di quei due banditi che finirono assassinati da un poliziotto cileno, dopo aver rapinato banche nel sud del mondo, e aver finanziato con quel denaro belle e impossibili rivoluzioni anarchiche.”

“Il sole tramonta a ovest, si inabissa nel Pacifico, e i suoi ultimi riflessi proiettano sulla candida pampa l’ombra del Patagonia Express che si allontana in senso contrario, verso l’Atlantico, là dove iniziano i giorni.”

la prima cosa bella

il film (bellino) racconta della ricongiunzione di una famiglia negli ultimi giorni di vita della madre, giorni intensi vissuti con continui flash-back su due periodi della giovinezza della madre e di infanzia/adolescenza di fratello e sorella

bravo mastandrea, un professore mezzo tossico, orso musone e intronato, che ritrova nell’occasione il rapporto con sorella e madre, brava la pandolfi, donna vera forte e fragile, scarsa come attrice la ramazzotti che ostenta labbroni fuoriluogo e fuoritempo (ooops: è la moglie del regista!), la sandrelli leggera e profonda come sa

musica ruffiana anni ‘70, ambientazione toscana, si piange il giusto, si riflette su quegli anni e sulle mille situazioni familiari “strane” mai completamente note

si pensa anche alla situazione della donna, allora non ancora liberata attraverso l’ingresso nel mondo del lavoro dalla dipendenza dal marito-padrone

apocalypse wow!

al museo macro ultimo giorno di una doppia mostra che da una parte espone opere delle correnti artistiche di oggi e dall’altra celebra con proiezioni foto e materiali vari (Trabant inclusa) il ventennale della caduta del muro di berlino

belle le opere e belle la mostra sul muro, con materiale televisivo dell’89

utz

una storia senza tempo, l’incontro dell’autore a praga con un collezionista di porcellane ora ebreo ora filotedesco filoinglese filocomunista,  occasione per raccontare mille storie semisconosciute, dal golem del rabbino loew alla passione per i giganti di federico guglielmo di prussia o all’alchimista böttger inventore in occidente della porcellana

la progettata fuga di utz dalla ddr evapora davanti ai falsi lustrini dell’occidente e al richiamo della malinconia praghese, tramutandosi in una vacanza bipolare: il libro è da leggere in caso di viaggio a praga

delicato il tratteggio dei personaggi, di cui bc descrive manie e comportamenti esteriori, lasciandoci immaginare la ricchezza del loro mondo interiore – tenero il finale, a sorpresa e pieno di lezioni … un libro magico da leggere

“O uno spazzino che ha scritto un commento filosofico sul frammento di Anassimandro? Concluse osservando che l’èra pronosticata da Marx, in cui il tempo libero non avrebbe avuto limiti era in un certo senso divenuta realtà: lo Stato, con tutti i suoi sforzi per cancellare ogni “traccia di individualismo”, offriva all’individuo intelligente un’infinità di tempo in cui coltivare in privato i propri sogni e pensieri eretici.”

“Ognuno degli oggetti scelti da Utz doveva riflettere gli umori e le sfaccettature del “secolo della porcellana”: l’arguzia, il fascino, la galanteria, l’amore per l’esoterico, la cinica indifferenza e la spensierata gaiezza – prima che tutto fosse spazzato via dalla rivoluzione e dal calpestio degli eserciti.”

giorno della memoria

[...]

L’intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d’anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l’ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza
alzare la mia sola puerile voce
non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce.
[...]


(Pier Paolo Pasolini, “La Guinea”, Poesia in forma di rosa, in “Bestemmia”, Garzanti, 1993)

grazie Aldo

a bruxelles è stato costituito al parlamento europeo un intergruppo su “nuovi media, software libero e società dell’informazione aperta” con la partecipazione di parlamentari dei principali gruppi politici di destra e di sinistra

“questo intergruppo dimostra che la consapevolezza dei parlamentari europei sui beni comuni digitali sta crescendo. questo ci incoraggia a continuare a richiamare l’attenzione dei nostri rappresentanti grazie al patto per il software libero” ha detto benoît sibaud, presidente di april.

soddisfazione espressa anche da marco ciurcina, presidente di AsSoLi - associazione per il software libero

un’altra buona notizia per il software libero, insieme a quella di firenze, dove il comune sta studiando la migrazione a software opensource per incrementare ri-uso trasparenza e accessibilità

dammi mille baci

la storia delle forme dell’amore nel mondo antico, dopo i greci, continua con i romani

dei nostri antenati viene descritto il maschilismo che si esprimeva sia con le parole  (tutta da scoprire la volgarità di molte poesie dei grandi poeti, mai sentita nei nostri licei) che con comportamenti sessuali predatori verso donne  schiavi e nemici

molte espressioni usate ancora oggi (come “metterlo in ….” e simili) rispecchiano questa visione machista del sesso

il libro illustra con aneddoti e citazioni gli amori dovuti, quelli possibili e quelli proibiti per gli uomini e per le donne, e ben descrive l’inizio, verso la fine dell’impero, di una feroce repressione contro gli omosessuali passivi, rei di un comportamento usuale fino a poco prima con illustrissimi esempi imperiali

“Come potrà un ragazzo che da giovane ha subìto sessualmente un altro uomo – come fanno i giovani greci – a diventare il maschio dominatore che deve diventare? … Alla sua possente e inesauribile virilità – così gli hanno insegnato a percepirla – le donne non possono bastare. Deve sottomettere anche altri uomini: sempre che, beninteso, non siano suoi concittadini.”

“… il piissimo Augusto fece approvare una “legge Giulia sugli adulteri”, dove per adulterio si intendevano tutte tutte le relazioni extramatrimoniali intrattenute da una donna, coniugata, vergine o vedova che fosse… Nessuno, a Roma, accolse con favore la legge Giulia, che di fatto non venne quasi mai applicata. A non apprezzare affatto la nuova legge, infatti, oltre agli uomini, furono anche, per ragioni evidentemente diverse, le matrone romane, che manifestarono pubblicamente e clamorosamente la loro contrarietà con una iniziativa straordinaria e – tranne per il povero Augusto – divertentissima. Le legge escludeva dal suo campo di applicazione le prostitute e le ruffiane. Ebbene: un bel giorno, i romani assistettero a una scena inaudita (a raccontarla sono Svetonio, Tacito e Papiniano). Un buon numero di matrone -uscirono dalle loro case e andarono a registrarsi negli elenchi delle donne che esercitavano queste professioni. Registrarsi come prostitute divenne quasi una moda, che si protrasse nel tempo, oltre la morte di Augusto.”

Paesaggio VII

Basta un poco di giorno negli occhi chiari
come il fondo di un’acqua, e la invade l’ira,
la scabrezza del fondo che il sole riga.
Il mattino che torna e la trova viva,
non è dolce né buono: la guarda immoto
tra le case di pietra, che chiude il cielo.

Esce il piccolo corpo tra l’ombra e il sole
come un lento animale, guardandosi intorno,
non vedendo null’altro se non colori.
Le ombre vaghe che vestono la strada e il corpo
le incupiscono gli occhi, socchiusi appena
come un’acqua, e nell’acqua traspare un’ombra.

I colori riflettono il cielo calmo.
Anche il passo che calca i ciottoli lento
sembra calchi le cose, pari al sorriso
che le ignora e le scorre come acqua chiara.
Dentro l’acqua trascorrono minacce vaghe.
Ogni cosa nel giorno s’increspa al pensiero
che la strada sia vuota, se non per lei.

(da Lavorare stanca, di Cesare Pavese)

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