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francigena 2014 – 1

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e finalmente si parte,  i piedi si muovono e la strada scorre sotto di me – i doloretti ai piedi prima aumentano, poi passano annegati nella piacevole stanchezza generale
ieri sera cena piacevolissima da luca a lucca: chiacchiere con i figli che vanno e vengono, aggiornamenti reciproci e scambi sempre interessanti – è  davvero sempre un piacere stare con loro!
stamattina presto f. mi accompagna ad altopascio ed inizio a camminare: dopo un tratto di asfalto c’è un pezzo di francigena storica e poi un sentiero nel bosco delle cerbaie che sta ricrescendo dopo un incendio di qualche anno fa
gelato davanti al ponte mediceo di ponte a cappiano, poi un lungo argine dell’arno fino a fucecchio dove una delle guide mi da fare un giro stupido per una errata indicazione – dopo fucecchio incontro m., una pellegrina che si sta facendo tutta la francigena italiana da ventimiglia dopo aver completato il camino: si è  licenziata dal lavoro che non le piaceva e si è presa tre mesi di pausa in cammino per l’europa
chiacchierando raggiungiamo san miniato basso,  un gelato e facciamo la salitona fino al convento di san francesco dove abbiamo prenotato tutti e due – stasera si mangia con i frati…  una nuova esperienza!

francigena 2014 – 0

Via-Francigena-Signposts-In-Italy-2012ecco la fine dell’estate ed ecco anche la mia camminata sulla via francigena, la via che portava i pellegrini del medioevo da canterbury a roma – quest’annno faccio tre tappe da solo e tre tappe con una dozzina di amici del gruppo di managerzen, tragitto da lucca/altopascio a siena, passando per san miniato, san gimignano e monteriggioni, una tratta che ho già fatto più volte

come al solito vi aggiornerò sulle varie tappe – intanto stasera a lucca come al solito vado a invadere la simpaticissima famiglia di luca che mi ospiterà per la notte (e per la cena!)

aggiornamenti tecnologici: carica batteria esterno, ebook-reader con le tappe caricate e app per contare i passi (moves)

funghi e nonno

IMG_20140813_202258quest’anno, grazie al tempo piovoso che ha colpito l’italia del nord, in montagna si sono trovati tanti funghi – e dico tanti da non poterne più mangiare (nella foto il raccolto di un paio di ore nel bosco dietro casa)

grazie a questo fatto sono andato più volte a funghi, a volte da solo, altre in compagnia – e nelle ore passate da solo nel bosco mi tornava in mente la voce del nonno che mi spiegava dove si trovavano i porcini

mio nonno piero era un “ragazzo del ’99” andato in guerra a 17 anni, poi laureato in ingegneria, alpinista, sei figli, fondatore di una piccola azienda e ritirato in vecchiaia per dedicarsi alle sue montagne e alla pittura – in quanto primo nipote maschio, intorno ai 12-14 anni avevo l’onore (ora so) e l’onere (pensavo allora) di accompagnare il nonno nelle lunghe spedizioni a funghi in valle d’aosta

nonno mi insegnava sì i trucchi e i segnali (“alza le gonne agli abeti!”, cerca le “spie” (amanita muscaria), i formicai etc.), poi improvvisamente mi diceva “ora tu vai di là, io vado di qua e ci vediamo più avanti” e ogni volta trovava funghi clamorosi

quest’anno sono stato tanto con te, nonno, e ho sentito la tua voce affaticata dall’asma che mi raccontava inediti sprazzi di storia familiare che vorrei tanto ascoltare adesso

esraccolta di racconti di murakami haruki in cui troviamo in nuce tutti gli elementi che lo scrittore svilupperà nei suoi fortunati romanzi – questi racconti sembrano proprio una palestra dove personaggi e situazioni vengono sperimentati, testati, come per creare una galleria da cui poi attingere

in molti racconti il magico, l’irreale, l’assurdo  irrompono nelle vite di giovani giapponesi e ne sconvolgono tempi e significato – il lettore è portato ad attendersi ad ogni pagina qualche avvenimento “non-normale” che cambi per sempre la vita dei protagonisti e ci riveli il fragile equilibrio delle nostre vite

anche in questi racconti la musica, il sesso, i rapporti familiari e di coppia definiscono i contorni dei personaggi

“Naturalmente un elefante non lo si fa in una volta sola, lo stabilimento è diviso in tanti settori, ognuno caratterizzato da un colore diverso. Quel mese io ero assegnato al settore-orecchie – fabbricavo orecchie tutto il tempo – e lavoravo nell’officina con il soffitto e i pilastri gialli. Anche i caschi e le tute erano gialle. Il mese precedente ero nell’officina verde, portavo un casco verde, indossavo una tuta verde, e facevo teste.”

“Dopo aver parlato di queste belle cose, avremmo potuto pranzare insieme, andare a vedere un film di Woody Allen, fermarci al bar di qualche albergo a bere qualcosa. E con un po’ di fortuna, magari finire insieme in un letto.
Una tale possibilità bussava alla porta del mio cuore.”

“Parlando, me ne era passata la voglia, non mi importava più.
Dopo la vicenda della scomparsa dell’elefante, mi succede spesso. Mi viene il desiderio di fare qualcosa, ma non riesco a capire che differenza ci sarebbe tra l’agire e il non agire, quali risultati ne deriverebbero nell’uno e nell’altro caso. A volte sento che le cose intorno a me perdono il loro giusto equilibrio, ma può darsi che si tratti di una mia impressione. Può darsi che sia dentro di me che da allora qualcosa ha perso il suo equilibrio, e che sia questa la ragione per cui la realtà esterna mi appare distorta.
Forse tutto dipende da me.”

Leoni_al_soleun anno fa vittorio, il nonno di arianna, se n’è andato – si era scocciato di questa vita che non gli dava più i piaceri di cui era ghiotto

lo ricordo con una sua poesia e con una foto del film su positano cui aveva partecipato da ragazzo, “leoni al sole” (vittorio è  a sinistra)

 

Somiglianza

 

Chi non si è messo

nel binocolo la luna

non conosce

il rotondo cuore delle donne.

 

Nella luna

ingrandita poco più di una spanna

ci sono sogni

speranze

sortilegi.

vaccaricarlo:

Pienamente d’accordo!

Originally posted on Il nuovo mondo di Galatea:

Dedico questo post al cartello “Non abbiamo un wifi, parlate fra di voi” che ho visto comparire in numerosi esercizi commerciali, ed anche postare su internet come se si trattasse di una esilarante battuta.

Premetto: io di solito quando vado fuori e sono in compagnia è raro che tiri fuori il cellulare per chattare o messaggiare, o anche per telefonare, perché trovo una forma di maleducazione, quando si è a tavola con altri, isolarsi. Se però c’è una molla che potrebbe spingermi a tirare fuori lo smartphone ed ostentatamente usarlo in un bar o in un ristorante, anche consumando l’intera scheda personale, è proprio un cartello come quello, che secondo me, oltre ad essere abbastanza stupido, è anche il sintomo del pauroso arretramento culturale del nostro paese.

Caro gestore che appendi il cartello, io rispetto la tua decisione di non fornire ai tuoi possibili clienti il wifi gratis, che è…

View original 595 altre parole

SUSANnon sapevo che susan sontag, raffinata intellettuale americana, avesse scritto un romanzo ambientato a napoli nel ‘700 – di lei conoscevo “la malattia come metafora” e “sulla fotografia”, saggi contemporanei e di attualità

il libro inizia raccontando la vita di sir william hamilton, console inglese a napoli alla fine del secolo dei lumi, appassionato collezionista (di tutto) e appunto amante del vulcano – il vesuvio, oggetto dello studio e di molte escursioni del cavaliere,  fa da sfondo alla vicenda con i suoi brontolii e le sue periodiche disastrose eruzioni

entrano poi in scena la seconda moglie del cavaliere, emma hamilton, considerata la più bella donna del tempo, e infine il più famoso ammiraglio inglese di sempre, il trionfatore di trafalgar horatio nelson – lo scandaloso (per il tempo) amore tra la ex-popolana e l’eroe viene raccontato con gli occhi del vecchio marito, rassegnato e quasi complice

la storia usa come sfondo prima la oscena corte dei borboni di napoli e poi la tragica rivoluzione del ’99 con le incredibili violenze perpetrate dal popolino sobillato dal cardinale ruffo – ritroviamo qui i personaggi che avevamo incontrato ne “il resto di niente

proprio la eleonora pimentel fonseca partecipa alla chiusura del libro, dove quattro donne protagoniste commentano la storia e le loro vite con attente riflessioni sul ruolo delle donne e sulle differenze di genere – sparsi nel libro si trovano commenti contemporanei dell’autrice, che obbligano il lettore a “saltare fuori” dal testo

“Era più grande di Roma, era la città più ricca e la più popolosa della penisola italiana e, dopo Parigi, la seconda città del continente europeo, era la capitale delle catastrofi naturali e aveva il sovrano più indecoroso e plebeo, i gelati migliori, i più felici perdigiorno, la più insulsa indolenza, e, fra i giovani aristocratici, il maggior numero di futuri giacobini. La sua baia incomparabile ospitava pesci bizzarri, oltre alle consuete ricchezze. Aveva strade lastricate di blocchi di lava e, a pochi chilometri di distanza, i resti sinistramente intatti, da poco riscoperti, di due città morte.”

“… una rivoluzione immobilizzata perché tra i suoi capi, che riconoscono pienamente la necessità di riforme economiche, ci sono sia radicali che moderati, e né gli uni né gli altri riescono ad avere il sopravvento. Una rivoluzione che non ha tempo per risolvere tutto.
Una rivoluzione del genere non ha alcuna possibilità. Anzi è il modello classico, confezionato in quel decennio, e da allora molte volte riutilizzato, di una rivoluzione che non ha alcuna possibilità. E passerà alla storia come ingenua. Di buone intenzioni. Idealistica. Prematura. Il tipo di rivoluzione che dà, per alcuni, un buon nome alla rivoluzione; e a tutti gli altri conferma l’impossibilità di un potere privo della volontà di repressione.
Naturalmente il futuro darà ragione a quei patrioti. Il futuro farà di questi capi della Repubblica Vesuviana destinati al fallimento degli eroi, dei martiri, dei precursori. Ma il futuro è un altro paese.”

“Il Cavaliere si è ritirato nel suo studio e legge, cercando di non pensare a quello che gli succede intorno – una delle principali funzioni d’un libro.”

“Come sono calde le loro mani. Lo hanno preso tra le braccia. Sente il fruscio della stoffa. Quella a sinistra è sua moglie. Riesce a sentire il suo seno. E quello dall’altro lato è il suo amico. Lo tiene col braccio sinistro. Spera di non essere troppo pesante per loro. C’è un grande spazio cavo nel suo petto dove prima c’era il dolore.
È fuggito dalle segrete del pensiero. Si sente euforico. S’arrampica. È una salita faticosa. Ma non c’è più bisogno di scalare la montagna. S’è arrampicato. Come per levitazione. Ha guardato in su per tanto tempo, e ora può guardare in basso da questo punto elevato. È un grande panorama.
Questo è dunque morire, pensò il Cavaliere.”

“Ero abbastanza forte da capire cosa mi avrebbe dato la possibilità di proteggermi. Talvolta dovevo dimenticare di essere una donna per raggiungere il meglio di cui ero capace. Oppure mentivo a me stessa su come sia complicato essere donna. Così fan tutte, compresa l’autrice di questo libro.”

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