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vola!

rondoneehi tu! ti ricordi? più di venti anni fa trovammo per terra un cucciolo di rondone: lo portammo a casa e lo curammo, poi telefonammo alla lipu e ci spiegarono che i piccoli rondoni quando è il momento si lanciano, con l’aiuto dei genitori, giù dal nido e hanno solo una chance per imparare a volare – quelli che non ce la fanno restano a terra, perché quegli uccelli, così belli e veloci in volo, a terra non sono in grado di muoversi

dopo qualche giorno, quando ci sembrò che il “nostro” rondone si fosse ripreso dallo shock, lo portammo in piazza a mpc, là dove lo strapiombo si affaccia su colonna e i monti simbruini – tanta era la paura, voi ci chiedevate “e se non ce la fa un’altra volta?” “e se muore?” “se si fa male e resta a terra?” … le vostre domande ci scavavano dentro

sapevamo cosa era giusto fare, eravamo decisi a farlo, ma non potevamo lasciare fuori il dubbio – così mi sento oggi, quando “so” che devo lasciarti volare e mille paure mi si affacciano di notterondone-1

il “nostro” rondone, appoggiato sul bordo dello strapiombo, esitò un attimo: nel cielo i suoi simili sfrecciavano e gridavano, quasi a chiamarlo – fece un passetto e si lanciò

cadde dritto sfiorando il muro, poi aprì le ali, prese il vento e volò via – ancora oggi ricordo il senso di esultanza che ci prese, è uno dei ricordi più forti e belli della vostra infanzia

teatro-argentina-mercante-venezia-silvio-orlandosiamo andati all’argentina a vedere “il mercante di venezia” con un grande silvio orlando come shylock – protagonista assoluto dell’opera il denaro, che tutto muove(va)

tutti i personaggi si muovo spinti dal denaro, anche la bella amicizia tra bassanio e antonio e l’amore tra bassanio e porzia vengono contagiati dai movimenti di soldi – sparsi nell’opera come al solito frasi eterne del bardo

“Il diavolo non si fa scrupolo, pei suoi disegni, di citar le Scritture.” “The devil can cite Scripture for his purpose.”

“Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall’estate e dall’inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate non moriamo? ” – “Hath not a Jew eyes?Hath not a Jew hands, organs, dimensions, senses, affections,passions, fed with the same food, hurt with the same weapons,subject to the same diseases, healed by the same means, warmedand cooled by the same winter and summer, as a Christian is? Ifyou prick us, do we not bleed? If you tickle us, do we not laugh?If you poison us, do we not die?”

terra matta

terramattalibro impegnativo,  scritto in un vecchio dialetto siciliano, che racconta la vita di uno dei “ragazzi del ’99” – la vera storia  di vincenzo che nasce in una famiglia povera siciliana e lavora tutta la vita per raggiungere una sempre stentata sicurezza

la scrittura è faticosa e spesso bisogna cercare il suono delle parole per capirle, anche se dopo un poco ci si abitua anche a parole mai viste prima – la storia di vincenzo attraversa il secolo e le sue due guerre, fino ad arrivare agli anni del boom economico

vincenzo è tipicamente italiano: fascista durante il fascismo e poi antifascista, grande lavoratore ma sempre in cerca di “furbizie” per migliorare la sua situazione, grande amico di molti e padre affettuoso che vizia i figli, ma capace di qualunque violenza e illegalità purché torni a suo vantaggio, sempre pronto a lamentarsi di destino, suocera e moglie

insomma interessante come documento storico e come voce dell’italia profonda, e insieme fedele testimonianza dei difetti degli italiani

“Poi, la querra fenarmente fenio, e fenio con un crante spavento, che li amiregane hanno butato 2 bomme atomice nel Ciapone. E cosí, tutto finio. Li amirecane, l’inchelise, li francese e li rosse presero Berlino, l’Italia erimo persse, e la querra fenio per tottu il monto intero. “

“E poi, io, per natura di rera e reditorio 5 , era stato socialista, come era socialista mio padre e magare mio nonno, ma secome ci aveva stato l’ebica fascista, io, per 22 anne, aveva fatto il fascista, perché l’Italia era fascista. “

loren-mansfield2secondo tomo del libro di marías, dove l’avvenimento centrale è una serata in discoteca con due ospiti italiani – più che un avvenimento, una scusa per continuare le digressioni dell’autore, molte sulla violenza e sulla storia delle vite delle persone

ora sono più abituato alla tecnica di marías : racconta un fatto ed ogni momento, direi ogni fermo-immagine, parte una riflessione che può essere un racconto, una memoria o un flash-back – l’evento raccontato è  così spezzettato come un vetro in mille frammenti, ognuno dei quali partecipa al racconto pur rimandando una immagine diversa

ancora si trovano continui riferimenti al senso delle parole in inglese e in spagnolo,  alla lunga stanca un poco – e ogni tanto piccole curiose intrusioni di eventi “pop”,  come ad esempio descrizione e commenti a questa famosa foto di jane mansfield e sophia loren

“«Sembra strano che si tratti della stessa vita, – pensai. – Sembra strano che io sia lo stesso, quel bambino con i suoi tre fratelli e quest’uomo qui seduto nella penombra, con figli suoi lontani che ora non vede mai, un po’ solo qui a Londra». «Come posso io essere lo stesso?», si era domandato Wheeler nel giardino della sua casa sul margine del fiume, proprio prima di pranzo, quella domenica.”

“Se il concreto non ti diventa astratto, che è quello che oggi succede a tanti, a cominciare dai terroristi e continuando con i governanti: essi non si rendono conto della parte concreta di quanto mettono in moto, e neppure certo vogliono rendersene conto. Non so. La maggior parte della gente di queste nostre società ha visto troppa violenza, fittizia o reale, sugli schermi. E si confonde, la prende per un male minore, per una cosa da niente.”

volto1ho molto amato marías, specie in “prima della battaglia pensa a me” – non riesco (ancora?) a capire questo suo libro

diviso in tre voluminosi volumi, dopo aver letto il primo ancora non trovo il disegno, il quadro – lunghissime descrizioni e continue divagazioni del/sul protagonista sembrano una cortina fumogena a nascondere qualcosa

notevoli i continui riferimenti alla guerra civile spagnola : quanto profondamente ha inciso sull’anima degli spagnoli? – noiosi, inutili e stucchevoli invece i continui giochi di parole sulle traduzioni tra inglese e spagnolo

“Che non mi respinge o respingerebbe o non mi avrebbe respinto è qualcosa che vedo nei suoi occhi, come l’ho visto in quelli di altre donne da qualche anno senza sbagliarmi – da giovani si è piú miopi o piú astigmatici e piú presbiti, tutto allo stesso tempo.”

“Niente si concede tanto né tanto perfettamente come le parole. Uno le pronuncia e all’istante si distacca da loro e le lascia in possesso, o meglio in usufrutto, a chi le ha ascoltate. Questi può sottoscriverle, per cominciare, e ciò già non è piacevole perché in un certo senso se ne appropria; o respingerle, che non lo è nemmeno; però soprattutto può trasmetterle a sua volta illimitatamente, citando la fonte o facendole sue secondo quanto gli convenga, secondo la sua correttezza o a seconda che voglia perderci o denunciarci, dipende dalle circostanze …”

“Parlare, molto piú che pensare, è quello che tutti hanno a portata (mi riferisco a quel che ha a che fare con la volontà, insisto, e non al lato organico puramente, o fisiologico); ed è questo quello che condividono e hanno condiviso sempre i cattivi con i buoni, le vittime con i boia, i crudeli con i compassionevoli, i sinceri con i mentitori, i pochi svegli con i molti sciocchi, gli schiavi con i padroni e gli dei con gli uomini.”

tristi tropici

levi-straussun libro molto particolare e vario: una parte iniziale dove l’autore racconta le scelte della sua giovinezza con un’aria saccente e insopportabile e con considerazioni universali piene dell’arroganza della (cattiva) cultura francese

una lunga parte centrale dedicata agli studi delle popolazioni indigene del brasile interno, affascinanti viaggi mai più ripetibili nello spazio incontaminato e nei tempi preistorici ancora vissuti allora da quelle tribù

infine alla fine del libro vengono esposte considerazioni generali su varie civiltà, alla ricerca di fattori comuni che ne spieghino i diversi livelli di sviluppo e le diverse fasi

il libro risente di una traduzione arcaica (quanto invecchiano velocemente le lingue!), ma contiene alcune bellissime preziose idee  annegate nei mille dettagli dei viaggi etnografici dell’autore

[le citazioni scelte sono andate perdute nella distruzione del mio kobo :-) ]

here are my slides on Sandbox Big Data project, presented at IAOS 2014 Conference in Da Nang (Vietnam)

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