Feeds:
Articoli
Commenti

terra matta

terramattalibro impegnativo,  scritto in un vecchio dialetto siciliano, che racconta la vita di uno dei “ragazzi del ’99” – la vera storia  di vincenzo che nasce in una famiglia povera siciliana e lavora tutta la vita per raggiungere una sempre stentata sicurezza

la scrittura è faticosa e spesso bisogna cercare il suono delle parole per capirle, anche se dopo un poco ci si abitua anche a parole mai viste prima – la storia di vincenzo attraversa il secolo e le sue due guerre, fino ad arrivare agli anni del boom economico

vincenzo è tipicamente italiano: fascista durante il fascismo e poi antifascista, grande lavoratore ma sempre in cerca di “furbizie” per migliorare la sua situazione, grande amico di molti e padre affettuoso che vizia i figli, ma capace di qualunque violenza e illegalità purché torni a suo vantaggio, sempre pronto a lamentarsi di destino, suocera e moglie

insomma interessante come documento storico e come voce dell’italia profonda, e insieme fedele testimonianza dei difetti degli italiani

“Poi, la querra fenarmente fenio, e fenio con un crante spavento, che li amiregane hanno butato 2 bomme atomice nel Ciapone. E cosí, tutto finio. Li amirecane, l’inchelise, li francese e li rosse presero Berlino, l’Italia erimo persse, e la querra fenio per tottu il monto intero. “

“E poi, io, per natura di rera e reditorio 5 , era stato socialista, come era socialista mio padre e magare mio nonno, ma secome ci aveva stato l’ebica fascista, io, per 22 anne, aveva fatto il fascista, perché l’Italia era fascista. “

loren-mansfield2secondo tomo del libro di marías, dove l’avvenimento centrale è una serata in discoteca con due ospiti italiani – più che un avvenimento, una scusa per continuare le digressioni dell’autore, molte sulla violenza e sulla storia delle vite delle persone

ora sono più abituato alla tecnica di marías : racconta un fatto ed ogni momento, direi ogni fermo-immagine, parte una riflessione che può essere un racconto, una memoria o un flash-back – l’evento raccontato è  così spezzettato come un vetro in mille frammenti, ognuno dei quali partecipa al racconto pur rimandando una immagine diversa

ancora si trovano continui riferimenti al senso delle parole in inglese e in spagnolo,  alla lunga stanca un poco – e ogni tanto piccole curiose intrusioni di eventi “pop”,  come ad esempio descrizione e commenti a questa famosa foto di jane mansfield e sophia loren

“«Sembra strano che si tratti della stessa vita, – pensai. – Sembra strano che io sia lo stesso, quel bambino con i suoi tre fratelli e quest’uomo qui seduto nella penombra, con figli suoi lontani che ora non vede mai, un po’ solo qui a Londra». «Come posso io essere lo stesso?», si era domandato Wheeler nel giardino della sua casa sul margine del fiume, proprio prima di pranzo, quella domenica.”

“Se il concreto non ti diventa astratto, che è quello che oggi succede a tanti, a cominciare dai terroristi e continuando con i governanti: essi non si rendono conto della parte concreta di quanto mettono in moto, e neppure certo vogliono rendersene conto. Non so. La maggior parte della gente di queste nostre società ha visto troppa violenza, fittizia o reale, sugli schermi. E si confonde, la prende per un male minore, per una cosa da niente.”

volto1ho molto amato marías, specie in “prima della battaglia pensa a me” – non riesco (ancora?) a capire questo suo libro

diviso in tre voluminosi volumi, dopo aver letto il primo ancora non trovo il disegno, il quadro – lunghissime descrizioni e continue divagazioni del/sul protagonista sembrano una cortina fumogena a nascondere qualcosa

notevoli i continui riferimenti alla guerra civile spagnola : quanto profondamente ha inciso sull’anima degli spagnoli? – noiosi, inutili e stucchevoli invece i continui giochi di parole sulle traduzioni tra inglese e spagnolo

“Che non mi respinge o respingerebbe o non mi avrebbe respinto è qualcosa che vedo nei suoi occhi, come l’ho visto in quelli di altre donne da qualche anno senza sbagliarmi – da giovani si è piú miopi o piú astigmatici e piú presbiti, tutto allo stesso tempo.”

“Niente si concede tanto né tanto perfettamente come le parole. Uno le pronuncia e all’istante si distacca da loro e le lascia in possesso, o meglio in usufrutto, a chi le ha ascoltate. Questi può sottoscriverle, per cominciare, e ciò già non è piacevole perché in un certo senso se ne appropria; o respingerle, che non lo è nemmeno; però soprattutto può trasmetterle a sua volta illimitatamente, citando la fonte o facendole sue secondo quanto gli convenga, secondo la sua correttezza o a seconda che voglia perderci o denunciarci, dipende dalle circostanze …”

“Parlare, molto piú che pensare, è quello che tutti hanno a portata (mi riferisco a quel che ha a che fare con la volontà, insisto, e non al lato organico puramente, o fisiologico); ed è questo quello che condividono e hanno condiviso sempre i cattivi con i buoni, le vittime con i boia, i crudeli con i compassionevoli, i sinceri con i mentitori, i pochi svegli con i molti sciocchi, gli schiavi con i padroni e gli dei con gli uomini.”

tristi tropici

levi-straussun libro molto particolare e vario: una parte iniziale dove l’autore racconta le scelte della sua giovinezza con un’aria saccente e insopportabile e con considerazioni universali piene dell’arroganza della (cattiva) cultura francese

una lunga parte centrale dedicata agli studi delle popolazioni indigene del brasile interno, affascinanti viaggi mai più ripetibili nello spazio incontaminato e nei tempi preistorici ancora vissuti allora da quelle tribù

infine alla fine del libro vengono esposte considerazioni generali su varie civiltà, alla ricerca di fattori comuni che ne spieghino i diversi livelli di sviluppo e le diverse fasi

il libro risente di una traduzione arcaica (quanto invecchiano velocemente le lingue!), ma contiene alcune bellissime preziose idee  annegate nei mille dettagli dei viaggi etnografici dell’autore

[le citazioni scelte sono andate perdute nella distruzione del mio kobo :-) ]

here are my slides on Sandbox Big Data project, presented at IAOS 2014 Conference in Da Nang (Vietnam)

imagealcune novità dalla conferenza iaos (international association for official statistics) 2014:
– big data: in tutte le salse, in tutte le sessioni si è parlato dell’uso dei big data nella statistica ufficiale: molte riflessioni interessanti, qualche banalità e qualche domanda ingenua, comunque i big data restano al centro della discussione di questi anni nella statistica ufficiale
– open data: anche il giappone si lancia negli open data, che diventano parte della politica ufficiale di dissemination per l’istituto giapponese
– ho assistito a una presentazione sull’uso di gsbpm per standardizzare le statistiche in vietnam !! per il gruppo di persone che da dieci anni ci lavora è una vittoria culturale notevole
– il mondo affronta tutto gli stessi problemi e non mancano sorprese: che l’australia abbia oggi un tasso di risposta sul web dalle famiglie (23%) inferiore a quella (33%) raggiunta dall’italia nel censimento del 2011 ribalta molti luoghi comuni sulle classifiche sulla digitalizzazione delle nazioni

dalla sessione finale della conferenza andiamo direttamente all’aeroporto di da nang, dove prendiamo con colleghi neozelandesi, ungheresi e italiani (di agenzie onu) l’aereo per ho chi minh city – nel grande hub della vecchia saigon passiamo dal terminal nazionale, che ricorda una moderna stazione di autobus asiatica, al luccicante terminal internazionale dove le nostre strade si separano
nel lungo viaggio aereo verso abu dhabi capito vicino a una esile vietnamita che mi spiega in uno stentatissimo inglese che sta andando in svizzera dalla sorella per studiare francese – ha 27 anni, ne dimostra 17 ed è al suo primo volo aereo
durante il volo si mette a piangere, spaventata da un mondo che non conosce – provo a consolarla e a distrarla spiegandole come prendere la coincidenza ad abu dhabi, ma capisco che un aeroporto internazionale esteso come quello, pieno di convenzioni linguistiche a lei ignote, la spaventa
allora le dico che la accompagno al suo volo e smette di piangere – all’atterraggio le faccio vedere la manovra dalla “camera” del suo schermo e poi, una volta scesi, camminiamo insieme nel labirinto dell’aeroporto fino al suo gate
mi ringrazia e mi commuovo e penso al futuro suo e di questi milioni di nuovi migranti che in pochi giorni saltano da villaggi senza tempo al nuovo mondo globalizzato, complesso e cangiante – questo è il futuro in cui vivranno i nostri figli

IMG_20141006_143255e poi quando la conference entra nel vivo non si riesce neanche a scrivere il blog – gli orari sono speciali: dalle 8:30 alle 18:30 e per due sere ci sono cene organizzate, la prima per gli invited speaker e poi, per tutti, la gala dinner

il livello degli interventi è buono e bisogna approfittare dei coffee break per avere contatti: parlo così con marocco, palestina, unodc, paris21, abu dhabi, ungheria … – mercoledì sera la cena ristretta ci mettiamo al tavolo i tre italiani con laos, corea e hong-kong

giovedì, presentazioni una dopo l’altra, nel pomeriggio tengo la mia sulla nostra sandbox dove giocare con i big data (carico la presentazione nei prossimi giorni) – la presentazione va bene, prima sono un poco teso, ma è quell’ansia giusta che mi stimola a fare bene … durante la presentazione non vola una mosca! :-)

IMG_20141009_193503la sera poi non possiamo perderci la gala dinner, un enorme buffet con tavoli quasi al buio, con annesso spettacolo di folklore vietnamita – alcune esibizioni molto interessanti e spettacolari, altre meno

sullo sfondo il mare, sempre mosso, e in cielo una splendida luna piena giallastra – ceno a un tavolo dove gli altri sono tutti arabi e dove mi do a birra e gassosa

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 437 follower