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here the slides used in the seminar for the school of advanced studies of university of camerino – topics:

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Parigi 2013 – 2

img022a… e poi venerdì sera mangiamo in un locale para-americano con menu  a cavallo tra belleville e oklahoma (?) – sabato mattina dedicato alla città della scienza dove incontriamo claudio simona e figli e giochiamo con l’acqua, gli ingranaggi, le immagini e mille altre occasioni di “toccare” temi scientifici con i bimbi (la foto è un esercizio con gli infrarossi)

il pomeriggio lo dedichiamo a tentare di risolvere i problemi della canon di francesca e, dopo aver fallito, a un giro nel marais e sotto il beaubourg dove arriviamo troppo tardi per entrare – cena da sara e enrico con favolosi formaggi

domenica mattina giro a montparnasse, dove troviamo anche i mulini, breve shopping alla carinissima boutique pylones  e poi lunga passeggiata a rientrare in diciannovesimo – una baguette a pranzo e si rientra verso orly

viaggio aereo standard con il solito casino easyjet complicato dai soliti italiani che non sanno rispettare le file

due riflessioni:

1 – le donne: le francesi sono affascinanti, hanno una sicurezza di sé e uno stile individuale che le rende tutte interessanti – ognuna a modo suo, esprimono tutte una femminilità adulta e giocosa che mi colpisce ogni volta

2 – la maleducazione-supponenza-presunzione dei parigini: salvo rare occasioni (es. in albergo), tutti gli operatori dei servizi con cui siamo venuti a contatto sono maleducati, cafoni, antipatici e incazzati – vale per la metro, i musei, i siti turistici, i bar … due ipotesi: o si credono chissà chi oppure la crisi e le differenze sociali pesano al punto che i lavoratori si “rifanno” sui clienti

Parigi 2013 – 1

image

partiamo giovedì mattina presto con a. ormai viaggiatrice esperta – si sveglia da sola, si lava e si veste: puntuali usciamo di casa ognuno con il suo bagaglio
metro, trenino e arriviamo a fiumicino dove l’aereo per fortuna parte con poco ritardo, dopo i casini di ieri per lo sciopero dei controllori francesi – solito servizio spartano easyjet
l’aereo tarda sulla pista (il solito casino di fiumicino) e parte un concerto di pianti e capricci di bimbi – genitori assolutamente incapaci di gestire i pargoli da cui vengono schiavizzati
a. assiste stupita e mi chiede spiegazioni: come dirle che ci vorrebbe la patente di genitori e che spesso ci si vergogna di essere italiani per la maleducazione dei nostri concittadini (piccoli e grandi)
arrivati a parigi troviamo il trenino di orly in manutenzione e dobbiamo prendere bus, rer e metro per l’albergo – sera a cena in simpatica brasserie
venerdì giro classico: torre eiffel a piedi (!), batobus sulla senna, notre dame, insalata al marais, shopping a l’ile de saint louis, monet e picasso all’orangerie e rientro stanchi in albergo

l’orco berlù

526528_berlusconi ospedaleC’era una volta un paese lontano e bizzarro di nome Italia. Al contrario dell’Alto Adige, in Italia andava tutto storto: auto bloccate nel traffico, file interminabili alla posta ed elezioni vinte sempre da un orco viscido e gelatinoso di nome Berlù. Quando non era occupato a emanare leggi che lo rendessero sempre più ricco e potente, l’orco Berlù organizzava festini con le fate del bosco.

Grazie al suo portafogli magico, l’orco faceva apparire soldi, gioielli e perfino delle case intere per convincere le fatine più deboli a giocare al bunga bunga. Questo gioco era vietato in tutto il reame ma l’orco Berlù, con l’aiuto della bella e perfida strega Minetta, superava tutti i divieti: così, nelle notti del bunga bunga, fatine nude e ubriache ballavano sui tavoli, abbracciavano l’orco gelatinoso come fosse un bellissimo principe e lo facevano ridere mascherate da maestre o infermierine.

L’unica arma per annientare l’orco Berlù era la scheda elettorale, un magico pezzetto di carta con cui il popolo poteva decidere chi doveva diventare re. Gran parte degli italiani, però, dormiva un sonno profondo, frutto di un incantesimo che loro stessi si erano gettati addosso. Ma d’altronde l’Italia era un paese lontano e bizzarro, dove niente andava mai per il verso giusto.

(da Internazionale)

è partita!

IMAG0158oggi a. è partita! siamo andati a san paolo con la bicicletta senza rotelle, un paio di nozioni teoriche, qualche spinta iniziale … e via!!

le prime volte le sono corso dietro, poi l’ho lasciata felice fare avanti e indietro: una conquista! … non si volevo fermare più!

auguri piccola, una piccola grande tappa

IMG_4812ieri sera cena di fine anno della palestra di informatica al centro anziani garbatella – nella foto lo staff di informatici senza frontiere e alcuni “over” (gli altri ci hanno raggiunto in pizzeria!)

una simpatica conclusione per un’attività interessante che prova a ridurre il digital divide negli “over 60″ -  a settembre riprenderemo con nuove energie e nuovi programmi!

(a breve anche le foto in pizzeria)

indexgiallo italiano su un misterioso omicidio in paesino toscano bloccato da una nevicata – il protagonista che è lì per caso, è obbligato a darsi da fare per risolvere l’enigma

scrittura godibile, trama debolina, qualche frase simpatica (spesso in toscano) e personaggi descritti giusto quanto basta – il giusto per passare un paio di ore

“Milioni di milioni, furono i fiocchi che caddero nel corso di quella sera e della notte sul territorio del comune di Montesodi Marittimo. Tutti diversi l’uno dall’altro, i fiocchi, e tutti ugualmente entusiasti di perdere la propria identità per andare a fondersi in un unico, inesorabile e compatto tappeto bianco.”

“Dite ad una donna una frase di sincera ammirazione («Ti stanno bene oggi i capelli») e lei immediatamente darà alle vostre parole un significato sottinteso («fino a ieri sembravi un covone») al quale voi non avevate minimamente pensato. Tale assegnazione dei propri timori alle intenzioni altrui da parte della femmina in questione, lo dico alle pulzelle per amor di informazione, è solitamente scorretta, in quanto quando un uomo vi fa un complimento di intenzioni in mente ne ha una sola, e non è sfottervi; casomai, tutto il contrario. Ciò non di meno, questa funzione di completamento automatico della frase è uno dei grandi problemi che affliggono la reciproca comprensione fra uomini e donne.”

“Sa cosa diceva un mio amico di Livorno? «La gente, son persone». Ecco, accetti un consiglio da politico: smetta di dire «la gente». Dica «le persone». Può sembrare una questione dialettica, ma non lo è, mi creda. – No, non credo che lo sia… – La gente è stupida, le persone ragionano. La gente è indifferente, le persone ti aiutano. Oppure ti affogano, ma comunque interagiscono. Finché uno riesce a pensare agli altri come persone, a vederle come persone, riesce a non rimanere indifferente.”

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