Uno dei più bei libri degli ultimi decenni: L’intelligenza collettiva – per un antropologia del cyberspazio di Pierre Lévy contiene nel capitolo 1 una bellissima analisi “laica” dei capitoli della Genesi che parlano della distruzione di Sodoma e Gomorra: la descrizione dell’”etica collettiva” del libro è, ad oggi, la più vicina a quella che vorrei rispettare/raggiungere.
Oggi vi lascio una citazione sui “giusti”, promettendo di riprendere il tema più avanti.
“Il patriarca (Abramo), nonostante sia solo cenere e polvere al cospetto dell’Eterno, si impegna con lui in uno straordinario tentativo di contrattazione. ‘Se ci sono cinquanta giusti nella città, davvero distruggerai Sodoma, farai morire il giusto con l’empio?’ Dio concede ad Abramo la salvezza della città se in essa si troveranno cinquanta giusti. Ma il patriarca si intestardisce e continua a negoziare affinché la città sia risparmiata per quarantacinque, poi trenta, venti, e infine soltanto dieci giusti. … Perché Abramo non protrae oltre la trattativa (nove giusti, sette,tre …)? Perché ci vogliono almeno dieci giusti affinché la città sia risparmiata? Perché Lot non riesce a salvare Sodoma? Perché c’è bisogno di una forza collettiva per salvare un collettivo. Se bastassero tre persone, sarebbero subito conosciute, diventerebbero famose e una, prima o poi, finirebbe per spiccare. … Ora, un gruppo di dieci persone inizia a formare un vero collettivo. Dieci è l’inizio dell’anonimato. C’è bisogno di almeno dieci persone perché i giusti superino la prova della società dei giusti. Devono essere in grado di vivere insieme, di sopportarsi, di aiutarsi, di rafforzarsi a vicenda, di sollecitare e valorizzare reciprocamente i propri atti. I giusti non sono efficaci, non riescono a garantire la sopravvivenza di una comunità se non costituendosi in intelligenza collettiva”.
PS: il libro è purtroppo esaurito, ne trovate qualche copia usata in giro. Leggete l’intervista a Lévy su MediaMente.