Mimmo, uno dei dieci del viaggio nei Pirenei (l’ultimo entrato nel gruppo), ci ha mandato una mail: la pubblico per averne memoria e per far capire qualcosa di un gruppo di “vecchi” motociclisti che si vedono in giro una volta l’anno.
Firmato: l’orso
Cari amici,
uso questo nome, sicuramente abusandone un pò, ma, anno dopo anno, il nostro anomalo e mal coltivato incontro, sta comunque producendo frutti. Compagni di strada, solidali e accorti, affidabili nel reciproco sostegno, intimi ed estranei, comincio a non più sapere chi siete per me.
Amici è un abuso ed una millanteria, eppure provo affetto e tenerezza per ognuno di voi che vedo oltre la maschera.
Come chiamare questo sentimento? Voi siete, per lunga frequentazione, lungo e profondo vissuto assieme, lunghi legami, conterranei ed amici, al di là di quel che voi stessi credete. Io no, eppure qualcosa mi spinge ad usare quel termine, a me, così diverso per provenienza, indole, carattere da montanaro sradicato che mai ha trovato il suo posto.
E’ amicizia la tenerezza per il piccolo Ezio, piccolo grande padre di tutti, dispensatore di saggezze poco ricevute? E di te, Giancarlo, della tua storia di dolore che mai ha smesso del tutto di seguirti? Ed ancora, Enzo, come definire la tua fatica di tirare avanti, di sempre reggere il peso senza piegare la schiena e le ginocchia che anelano riposo? E di voi, fratelli De Longis, così straordinariamente diversi e simili nel fondo, del vostro legame che sa mantenere vive le differenze e le somiglianze, al punto che per capire ognuno di voi è necessario vedere gli altri, perchè ciò che ognuno cela l’altro rivela? Carlo, vecchio orso dal cuore di burro, dai saldi principi e dalle dolci continue sirene di tentazione, cosa dire della tua eterna e silenziosa, solitaria ricerca?
E poi, Filippo, tenero ragazzone, che dire del tuo perenne sforzo di diventare saggio e ragionevole, mentre il tuo ragazzo anarchico e confuso, sensuale tracima di continuo nel tuo buonumore? Mauro, a te guardo e ti vedo con tenerezza, in forma di destino tracciato, seguito e coltivato con la dedizione di un contadino, con la saggia oculatezza di un contadino, con la determinazione di un contadino. E so che accetterai i tuoi figli se vorranno fare a meno del destino, forse non li capirai, ma hai il cuore giusto per amarli. Ed a te Luigi? che ti posso dire che non ti ho detto tante volte? A te so di voler bene da sempre con naturalezza, col tuo viso da gigante bambino, un po’ sorpreso ed un po’ smarrito, ma dolcissimo padre, forse il migliore fra noi. Ed anche al mio bambino triste e fuori posto, cosa potrò dirgli se non proporgli amicizia, come a voi altri?
Vi abbraccio e vi saluto con affetto. Spero che ci sarà una (altra) cena per farlo di persona.
Mimmo C.
amicizie in moto
15 Giugno 2008 di vaccaricarlo
Mimmo, uno dei dieci del viaggio nei Pirenei (l’ultimo entrato nel gruppo), ci ha mandato una mail: la pubblico per averne memoria e per far capire qualcosa di un gruppo di “vecchi” motociclisti che si vedono in giro una volta l’anno.
Firmato: l’orso
Cari amici,
uso questo nome, sicuramente abusandone un pò, ma, anno dopo anno, il nostro anomalo e mal coltivato incontro, sta comunque producendo frutti. Compagni di strada, solidali e accorti, affidabili nel reciproco sostegno, intimi ed estranei, comincio a non più sapere chi siete per me.
Amici è un abuso ed una millanteria, eppure provo affetto e tenerezza per ognuno di voi che vedo oltre la maschera.
Come chiamare questo sentimento? Voi siete, per lunga frequentazione, lungo e profondo vissuto assieme, lunghi legami, conterranei ed amici, al di là di quel che voi stessi credete. Io no, eppure qualcosa mi spinge ad usare quel termine, a me, così diverso per provenienza, indole, carattere da montanaro sradicato che mai ha trovato il suo posto.
E’ amicizia la tenerezza per il piccolo Ezio, piccolo grande padre di tutti, dispensatore di saggezze poco ricevute? E di te, Giancarlo, della tua storia di dolore che mai ha smesso del tutto di seguirti? Ed ancora, Enzo, come definire la tua fatica di tirare avanti, di sempre reggere il peso senza piegare la schiena e le ginocchia che anelano riposo? E di voi, fratelli De Longis, così straordinariamente diversi e simili nel fondo, del vostro legame che sa mantenere vive le differenze e le somiglianze, al punto che per capire ognuno di voi è necessario vedere gli altri, perchè ciò che ognuno cela l’altro rivela? Carlo, vecchio orso dal cuore di burro, dai saldi principi e dalle dolci continue sirene di tentazione, cosa dire della tua eterna e silenziosa, solitaria ricerca?
E poi, Filippo, tenero ragazzone, che dire del tuo perenne sforzo di diventare saggio e ragionevole, mentre il tuo ragazzo anarchico e confuso, sensuale tracima di continuo nel tuo buonumore? Mauro, a te guardo e ti vedo con tenerezza, in forma di destino tracciato, seguito e coltivato con la dedizione di un contadino, con la saggia oculatezza di un contadino, con la determinazione di un contadino. E so che accetterai i tuoi figli se vorranno fare a meno del destino, forse non li capirai, ma hai il cuore giusto per amarli. Ed a te Luigi? che ti posso dire che non ti ho detto tante volte? A te so di voler bene da sempre con naturalezza, col tuo viso da gigante bambino, un po’ sorpreso ed un po’ smarrito, ma dolcissimo padre, forse il migliore fra noi. Ed anche al mio bambino triste e fuori posto, cosa potrò dirgli se non proporgli amicizia, come a voi altri?
Vi abbraccio e vi saluto con affetto. Spero che ci sarà una (altra) cena per farlo di persona.
Mimmo C.
Pubblicato in viaggi | Contrassegnato da tag commenti, moto, pirenei, viaggio | No Comments Yet
Commenti RSS