ho letto Macaronì, un libro scritto da Francesco (Guccini) e Loriano Machiavelli
il libro, un poliziesco sui generis, è ambientato nell’Appennino di Francesco, dove vive un’umanità povera emarginata dai grandi movimenti della Storia che compaiono sullo sfondo; ad esempio come quando erano gli italiani a emigrare su barconi in cerca di fortuna
la storia di una serie di delitti è l’occasione per far rivivere vite di altri tempi in un microcosmo di rapporti umani vissuti in mezzo a una natura avara e meravigliosa
“In inverno l’osteria è il posto più accogliente. Ci si incontra e si fanno quattro chiacchiere che non siano le solite che si fanno in famiglia. C’è il profumo del passato, di sigaro, di gente che ha lavorato tutto il giorno, del vino versato sui tavoli o bevuto, di vecchie carte da gioco passate anche tra le mani dei padri, ma c’è soprattutto il calore di una stufa sempre accesa.”
“Il corso del fiume scende ripido, costretto tra gli enormi massi che il tempo e le stagioni hanno staccato dalla montagna e scaraventato sul greto, e la strada statale ne segue il percorso con le stesse improvvise curve e controcurve. Più giù, dove gli argini si addolciscono, i massi si fanno radi e la corrente si prende un attimo di pausa, anche la statale si fa più tranquilla, si distende e fila quasi dritta.
Dove la valle si allarga, la natura ha un aspetto meno selvaggio, la vita sembra adattarsi anche agli uomini, oltre che agli animali e le case sono meno aggrovigliate. Ci sono botteghe, il sole resta più a lungo, la gente ha da fare, i visi sono meno cupi e sembrano addirittura sorridere.”