ho letto l’illusione del bene di Cristina Comencini: mi ha commosso la vicinanza (anche lei è del ‘56) di molti sentimenti, specialmente quelli verso i figli (anche il protagonista ne ha tre, anche se spuri)
il protagonista mi ha dato da pensare a E., alla sua fissazione sulla fine del comunismo e sulla (nostra?) rivoluzione perduta, ai conti che la nostra generazione ha fatto con fatica, in mezzo a revisionismi idioti e militanze cieche
mi ha fatto anche venire in mente R., che nell’89 per mesi ha sognato la testa (della statua) di Lenin che rotolava via
mi è piaciuto trovare nel libro:
- la possibilità di riflettere sulla fine del “comunismo”, di qua e di là del muro
- l’occasione di confrontarsi con la perdita di significato delle vite di molti cinquantenni
- il confronto tra padre e figlio sulla separazione dei genitori
- il confronto tra i cinquantenni e i trentenni sui valori della vita e su questi anni
“E non c’è più nessuna speranza di unificare un pensiero? Di discutere una teoria? Un’idea generale? Come ci allarghiamo ci viene il disgusto: se pensiamo una questione troppo grande ammutoliamo, tutto sembra sfuggirci. Questo è il punto! Non possiamo parlare perché siamo in lutto. Se ti muore una persona cara la realtà perde il suo senso. Mangi, bevi, leggi, scopi, vai in vacanza, ma cerchi di non pensare alla vita tutta intera, alla felicità. Non credi ci sia più una possibilità di ritrovare la vita piena di un tempo. Il dolore rende accontentabili, dimessi, malinconici, nostalgici. Siete così anche voi, Sergio, perché l’avete respirato con noi il sogno. Siamo in lutto, o ci illudiamo come Alberto che il sogno sia ancora realizzabile, purché si correggano gli errori. L’illusione che ricomincia… Io penso che per loro, per i morti, non si ha più diritto di crederci.” … da un cinquantenne ex-comunista a trentenni senza sogni …
nel libro è citato l’inizio del Manifesto umano di Galanskov
Uscirò sulla piazza
e conficcherò all’orecchio della città,
un grido disperato.
Non voglio più il vostro pane
impastato di lacrime.
Cado e m’involo,
in un delirio,
in un sogno.
E sento nascere
l’umano
in me.
Ci siamo abituati a vedere
passeggiando lungo le vie,
nei momenti liberi,
dei volti imbrattati dalla vita, proprio come i vostri.
Improvvisamente-
come un rombo di tuono
e come la venuta di Cristo al mondo,
insorse
calpestata e crocifissa
la bellezza umana.
Sono io
che invito alla verità e alla rivolta,
che non voglio più servire.
Io spezzo le vostre nere catene
tessute di menzogna.
Sono io-
imprigionato dalla legge,
che grido il manifesto umano!
E non importa che il corvo
mi incida sul marmo del corpo
una croce.
Ho iniziato ieri pomeriggio questo libro.. lasciato a decatare nella mia libreria da gennaio.
E’ stato sorprendente. Da ieri pomeriggio non riesco a smettere di leggerlo.
Non più tardi di sabato, ho visto un reportage sul 68 (io nascevo) e la domanda prepotente che mi frulla in testa da quel momento è:”Come si sentiranno oggi difronte alla attuale società le persone che animarono quegli anni? ”
Deve essere prepotente la delusione e il senso di fallimento dentro ognuno di loro.
In questo libro ci sono questi sentimenti e benchè non mi siano appartenuti per questioni anagrafiche, sono per me tangibili.
Oggi non più la ricerca di un bene comune, ma solo il proprio.
Egoismo, egocentrismo mascherati da individualismo. Il bene personale al di sopra di tutto.
La speranza negli occhi di mio figlio. Occhi che dovranno conoscere gli errori del passato e di oggi.. sperando che possano vedere giorni migliori..
Felice Giornata
Isa