infastidito dalla diffusione “di moda” del libro, ho affrontato tardi Diario di scuola di Daniel Pennac (anzi Pennacchioni)
il libro scorre con qualche difficoltà, piccole perle restano annegate in tante parole, nel complesso un libro molto lontano dalla vitalità del ciclo di Malausséne e soprattutto dalla delizia di Come un romanzo
comunque da leggere per insegnanti professori e maestri per non perdere o ritrovare il senso profondo di quello che si fa!
bellissima la descrizione dell’irruzione dell’amore vero-reale-realizzato nella vita del giovane somaro: ricordo esattamente le stesse sensazioni: “(Ma no, figuriamoci, suscitare amore, io? E in chi?) … Un altro genere di incarnazione che rivoluzionò la mia vita e sancì la condanna a morte della mia somaraggine. Una donna mi amava! Per la prima volta in vita mia, il mio nome riecheggiava alle mie orecchie! Una donna mi chiamava per nome! Esistevo agli occhi di una donna, nel suo cuore, tra le sue mani, e già nei suoi ricordi, come mi dimostrava il suo primo sguardo dell’indomani! Scelto tra tutti gli altri!! Io! Preferito! Io! Da lei! … Amavo ed ero amato! Come poteva, tutto quell’ardore impaziente, suscitare tanta calma e tanta sicurezza? Di colpo qualcuno aveva fiducia in me! e io avevo fiducia in me stesso! Durante gli anni in cui durò questa felicità, smisi di fare l’idiota.”
e la descrizione della lontananza dei genitori dalla vita lavorativa dei figli: “Mi rivolge uno sguardo preoccupato e, lentamente: <Che cosa fai nella vita?> Il mio avvenire le parve da subito talmente compromesso che non è mai stata davvero sicura del mio presente … Ma nei decenni che seguirono (cioè per tutta la durata della mia vita adulta), la sua ansia resistette segretamente a tutte le <dimostrazioni di successo> che le portavano le mie telefonate, le mie lettere, le mie visite, la pubblicazione dei miei libri … nel segreto del suo cuore sopravviveva l’ansia suscitata dal cattivo studente degli inizi.” … l’ho vissuta come figlio e chissà che non mi comporti allo stesso modo come genitore … eh ragazzi?!?
e ancora chi non ha vissuto l’alterità del nozionismo, quel senso di estraneità che prende da ragazzi quando non si conosce il lessico della vita e le parole a volte diventano un mantra senza senso: “Giura, mi dicevo, Giura? Giura… E ripetevo quella parola, instancabilmente, come un bambino che continua a masticare, a masticare senza inghiottire, a ripetere senza assimilare, fino alla totale decomposizione del sapore e del senso, masticare, ripetere, Giura, Giura, giura, giura, giu, giu, giù, ra, ra, ragiù, ra, giuragiuragiu, finchè la parola non diventava una massa sonora indefinita, senza la più minima reliquia di significato, un suono impastato da ubriacone in un cervello spugnoso.”