su diario Marco Lodoli parla di come i nostri figli (Marco è mio coetaneo e ha due figli di 5 e 3 anni) sono sottoposti alla pressione del mondo dei consumi
da anni provo a contrastare il fenomeno: con i miei figli grandi forse non siamo riusciti a gestirlo al meglio e mi sembrano troppo dipendenti da quello che le marche propongono – la riflessione è d’obbligo per tutti i genitori …
“Nel bambino viene inoculato, in modo neanche troppo subliminale, il virus del desiderio scatenato e una scansione temporale frenetica, affinché nulla duri a lungo e la spinta alla soddisfazione si appaghi e si ricrei il più velocemente possibile, affinché il mercato possa sfamare e subito riaffamare le sue prede. I persuasori lavorano a trecentosessanta gradi, non lasciano il minimo spazio alla creazione di fantasie personali, al vuoto delle pause, alla distanza. E’ un pressing costante che mira a ridefinire l’impianto psicofisico del bambino, a renderlo subito nevrotico e infelice.
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Non appena, per errore, per distrazione, il ritmo si allenta un minimo, i bambini sembrano riprendere fiato, le cellule nervose si riassestano nella quiete, ma è solo un attimo o poco più. E intanto i genitori pensano: ma dopo uno spettacolo del genere, dopo cento spettacoli così, mio figlio riuscirà ancora ad apprezzare un albero fermo in un prato verde, un tramonto che poco a poco allenta la tensione del giorno, una stella che splende o cade?”
Non so … da una parte mi riconosco nei dubbi di ML, dall’altra forse siamo semplicemente incapaci come generazione di gestire ritmi e sollecitazioni invece normali per i nostri figli (vedi ad esempio la mia recensione a Tutto quello che fa male vi fa bene)