ancora un libro su un poeta: un bel romanzo sull’ultimo inverno di paul verlaine malato solo che vive in mezzo ai rifiuti della società borghese parigina, tra puttane che si rivendono le sue poesie e gli abissi dell’assenzio e dell’alcol che lo trascinano via
si legge della lontananza tra le vette della poesia e l’abbrutimento della povertà assoluta vissuta da pauvre lelian in mezzo a pochi compagni fedeli, in una società perbene incapace di capire il poeta e la sua poesia
una splendida e brutale parigi di fine ’800 fa da sfondo vivente al dramma, vissuto dagli occhi di un adolescente affascinato dal poeta
“I becchini issarono Pauvre Lelian su un carro funebre di quinta categoria carico di fiori che lo avvolgevano come un enorme mazzo di lillà bianchi e di orchidee. Il tempo fu magnifico. Il sole splendette nel cielo azzurro. Faceva un freddo da spaccare le pietre. Il popolino del quartiere, stipato alle finestre e sui cigli delle strade, fu sbalordito della quantità di fiori e signori in tight. “Chi era?”. “Un poeta”. Gli uomini si scoprirono il capo. Le donne si fecero il segno della croce e si inginocchiarono.”
[...] – mi piace di più l’asciutto e fantasioso poetare del primo … ma dopo aver letto il romanzo degli ultimi mesi di Pauvre Lelian mi piace di più, come riuscissi a capirlo [...]