loop e paradossi e giochi di parole
hofstadter, più di venti anni dopo lo stupendo “gödel, escher e bach“, si concentra sulla critica di gödel ai principia mathematica di bertrand russell: in quegli anni tra le due guerre un ragazzino distrusse per sempre la più ambiziosa costruzione logica dai tempi di aristotele, rendendo per sempre impossibili sistemi logici in grado di spiegare tutto
a mio parere la portata complessiva della critica di gödel va ancora assimilata completamente dalle nostre culture
seguono poi riflessioni sulla coscienza di sé, in mezzo a filosofi e giochi di parole e di numeri – finalmente una bella competente e partecipata traduzione
“Sospesi a metà tra l’inconcepibile immensità cosmica dello spazio-tempo relativistico e il guizzare elusivo e indistinto di cariche quantiche, più simili ad arcobaleni e miraggi che ad achitravi o macigni, siamo imprevedibili poemi che scrivono sé stessi – vaghi, metaforici , ambigui e a volte straordinariamente belli.”
“Berry il bibliotecario, dopo aver rimuginato un po’ sulla complessa e sfuggente natura della ricerca di descrizioni sempre più brevi, se ne uscì con una diabolica caratterizzazione di un numero molto speciale, che in suo onore chiamerò b: b è il più piccolo intero che. descritto a parole, richiede almeno 30 sillabe.”