nel libro il filosofo Pierre Lévy espande le sue riflessioni sul virtuale
convincente e appassionante quando affronta la descrizione delle caratteristiche del web, pl lo è meno quando tenta una sorta di “tassonomia a tutti i costi” delle categorie della realtà (in questi casi mi viene sempre il dubbio di non aver capito e/o di essere stupido …)
pl resta comunque uno dei pochi filosofi di oggi ad accettare la sfida delle nuove tecnologie e a tentarne una categorizzazione, una visione filosofica; il libro, da leggere, resta comunque meno coinvolgente del bellissimo L’intelligenza collettiva
“Il lettore si rapporta in misura maggiore a un software di lettura e navigazione che a uno schermo. Non è forse vero che il programma consente solo uno svolgimento sequenziale (come i primi software di videoscrittura che, per un attimo, hanno fatto regredire la lettura a noiosa manipolazione dell’antico rotolo, addirittura prima del codex)?”
“Ma il supporto digitale introduce una differenza considerevole rispetto agli ipertesti del periodo che precede l’informatica: la ricerca negli indici, l’uso di strumenti di orientamento, il passaggio da un nodo all’altro avvengono con grande rapidità … l’ipertesto digitale potrebbe essere definito come una serie di informazioni multimodali strutturata reticolarmente a navigazione rapida e ‘conviviale’ “.
[...] nell’omonimo libro.In un altro libro (Il virtuale, Raffaele Cortina ed.) Lévy descrive le caratteristiche innovative dell’ipertesto, ragiona sulle modifiche che sono necessarie alle vecchie teorie economiche e sulla nascita [...]