pierre lévy (il virtuale, op. cit.) è stato il primo filosofo ad afferrare le implicazioni della distribuzione dei documenti in rete e le conseguenze che questo ha sulla architettura stessa dei sistemi di elaborazione, fornendo una sorta di supporto filosofico al cyberspazio di gibson
“Il computer non è più centro ma estremità, frammento della trama, componente incompleto della rete calcolante universale. … Al limite, non vi è che un unico computer, un unico supporto al testo, ma è diventato impossibile tracciarne i limiti, definirne il contorno, il suo centro è in ogni dove e la sua estremità in nessun luogo, è un computer ipertestuale, capillare, vivo, pullulante, incompiuto, virtuale, un computer di Babele: il cyberspazio stesso”
pl spiega anche con frasi immaginifiche le conseguenze della distribuzione delle informazioni in rete, che, dopo aver conquistato con la digitalizzazione la piena “riproducibilità“, generano un modo di “leggere” non sequenziale (ipertestuale), soggettivo e sempre cangiante
“Dato che nel cyberspazio ogni punto è direttamente accessibile da qualsiasi altro, si manifesterà sempre più la tendenza a sostituire copie di documenti con collegamenti ipertestuali: al limite è sufficiente che il testo esista fisicamente una sola volta nella memoria di un computer collegato in rete perché sia presente, grazie a un gioco di puntatori, in milioni di percorsi e strutture semantiche differenti. A partire dalle home pages e dagli iperdocumenti on-line si può seguire la trama di diversi universi soggettivi. Con il digitale, la distinzione tra originale e copia aveva perso da tempo ogni pertinenza. Ora il cyberspazio confonde i concetti di unità, d’identità e di localizzazione.”
infine uno squarcio sulle potenzialità della rete da liberare da tecnicismi e demonizzazioni: “… il cyberspazio mostra caratteristiche nuove, che ne fanno un prezioso strumento di coordinamento non gerarchico, di messa in sinergia rapida delle intelligenze, di scambio delle conoscenze, di navigazione tra i saperi e di autocreazione deliberata dei collettivi intelligenti.” … una vera anticipazione di quello che in questi anni sta accadendo con il Web 2.0