una finestra sull’africa, su modi di vivere assolutamente altri, su usanze lontane che vengono dal continente culla dell’uomo
spesso spunta la nostalgia per le usanze africane di una volta, nostalgia che si fa a volte rimpianto del passato
garbata la descrizione delle differenze tra uomo bianco e uomo africano, più vicino alla propria terra e alle proprie radici, e simpatiche le figure dei protagonisti, pieni di una bontà antica – debole invece la trama: chi cerca un giallo si rivolga altrove
“La prima volta che ho sentito gli africani rivolgersi a perfetti estranei chiamandoli “fratello” o “sorella”, mi era sembrato molto strano. Ma dopo un po’ ho cominciato a capire cosa intendevano dire e a pensarla allo stesso modo. Poi, un giorno, una donna mi ha chiamato “sorella” per la prima volta, e io mi sono messa a piangere …”
“… le Mercedes non hanno fatto bene all’Africa. Sono splendide automobili, per carità, ma tutti gli africani ambiziosi ne vorrebbero una prima di essersela guadagnata. Questo ha creato parecchi problemi.”