bellissimo il titolo, da un verso di shakespeare, di questo bellissimo libro di marías, che racconta la storia pazzesca di un uomo che assiste alla morte della sua quasi-amante che conosce appena, e se ne fa coinvolgere/sconvolgere, incantare fino a voler sapere tutto di lei e di chi le sta intorno
lunghe frasi a raccontare i pensieri dell’io narrante, lucide riflessioni su caso e morte svelano spesso idee inconfessabili che attraversano le menti di noi tutti
ripetizioni di immagini, mantra che tornano ciclicamente all’evento della morte – circolari pensieri che sottolineano i momenti importanti facendoceli rivivere
un libro che “entra dentro” difficile da abbandonare, pieno di frasi magiche e di parole accurate su quello che è – è stato – avrebbe potuto essere
“Tutto viaggia verso il suo stesso svanire e si perde e poche cose lasciano traccia, soprattutto se non si ripetono, se avvengono una volta sola e non tornano più, altrettanto fanno quelle che si assestano troppo comodamente e tornano ogni giorno e si sovrappongono, neppure quelle lasciano traccia.”
“E quanto poco rimane di ogni individuo nel tempo inutile come la neve scivolosa, di quanto poco rimane traccia, e di quel poco tanto si tace, e di quello che non si tace si ricorda dopo soltanto una parte minima, e per poco tempo: mentre viaggiamo verso il nostro sfumare lentamente per transitare soltanto alla schiena o al rovescio di quel tempo, dove non si può continuare a pensare se non si può continuare a prendere commiato: ‘Addio risate e addio oltraggi. Non vi vedrò più, né voi mi vedrete. E addio ardore, addio ricordi‘.”
[...] bel romanzo, ma certo non all’altezza di domani nella battaglia pensa a me [...]