rampini rientra in america e si trasferisce a new york dopo cinque anni passati a pechino: trova un paese diverso dove alle scintillanti fortune delle società globalizzate leader mondiali (tra tutte google e apple) fanno da contraltare servizi pubblici scadenti e una generale inefficienza del sistema spesso generata da un mercato del lavoro che genera posti di lavoro spesso dequalificati e frustranti
una parte degli stati uniti sembra dare già per persa la gara per la leadership mondiale con la cina, capace di invadere il mondo con le sue merci e di mantenere con i suoi investimenti il deficit pubblico americano
rampini va in cerca dei segnali di nuovi stili di vita che possano riaffermare l’egemonia culturale americana, ed analizza la nuova etica del lavoro che si sta affacciando, nuove esperienze di vita e consumi ecocompatibili, nuove forme di cooperazione sviluppate soprattutto sul web da comunità americane (che non possono non essere anche globali)
in coda al libro un bel capitolo con descritti i settori in cui il dominio è ancora, nettamente, americano: l’entertainment di pixar e disney, il design di apple, la pervasività del gps ancora gestito dal pentagono, la formazione di cervelli nelle università, la capacità di integrare culture
“Un valore tipicamente occidentale resta il il diritto al dubbio, il dissenso, l’amore del pensiero trasgressivo. … Se Steve Jobs, il geniale creatore di Apple e Pixar, fosse vissuto in Cina anziché in California, forse sarebbe finito in carcere o in esilio prima di diventare … Steve Jobs. Perché certe punte di creatività sono possibili solo in un sistema che premia gli originali, i ribelli, gli outsider.”
“Una profonda disistima per la burocrazia pubblica è all’origine di un circolo vizioso. Sottopagati, disprezzati, gli impiegati dello Stato finiscono spesso per assomigliare alla caricatura che si fa di loro.”