l’ultima avventura del commissario adamsberg mi ha deluso: la trama e molti elementi del libro sono troppo simili a libri precedenti e la sempre piacevole scrittura della vargas questa volta non riesce a compensare a sufficienza
anche in questo libro le motivazioni degli omicidi risalgono ad eventi remoti, anche qui in un paesino con tanti contorti rapporti intrecciati, questa volta anche una schiera di fantasmi medievali aiuta a smascherare i colpevoli – la squadra di adamsberg è al solito creativa e sbrindellata e i colpevoli cattivi e odiosi senza remissione
insomma mi sembra che l’autrice stia scadendo nel cliché, nella scrittura in serie di opere ripetitive, alla giallo mondadori – speriamo si riprenda, perché altri libri mi erano piaciuti molto
“No, ci sono molte cose che non sa. Non sa trovarsi una donna, però da due mesi ha una nuova ragazza. E’ un evento eccezionale. Non sa trovare l’acqua, ma localizza benissimo il vino bianco. … Non sa correre, non sa guardar cadere la pioggia, né guardare scorrere il fiume, non sa lasciar perdere le preoccupazioni della vita e, peggio, le crea in anticipo per non farsi sorprendere da loro.”
“Prima di rispondere, Lina aspettò che li servissero. Era evidente che aveva fame, o che aveva voglia di mangiare, e fissava il cibo con uno sguardo molto appassionato. A Adamsberg parve logico che una donna così divorabile avesse un sincero appetito.”
“Hellebaud – disse Adamsberg sollevando la scarpa e il piccione, e appoggiando il tutto sul davanzale della finestra – devo farti un discorsetto. Stai abbandonando lo stato di natura, stai precipitando lungo la china della civiltà. Le zampe sono guarite, sei forte, puoi volare. Guarda fuori. Sole, alberi, femmine, larve e insetti a palate.”