emily dickinson 327 … e basta!

Emily DickinsonPrima che avessi gli occhi spenti,
anch’io amavo vedere
come tutti coloro che hanno gli occhi
e altro mezzo non sanno.

Se oggi mi dicessero
che potrei avere il cielo
tutto per me, vi dico che il mio cuore
si spezzerebbe per la troppa ebbrezza.

Miei i prati, le montagne,
tutti i boschi e le stelle inesauribili,
tutto il meriggio che potessi accogliere
nei miei occhi di carne.

I moti degli uccelli che si abbassano,
l’ambrata via del giorno,
guardarli a mio piacere:
a una tale notizia cadrei morta!

Meno rischioso che con la sola anima
indovinare dalla mia finestra
dove le altre creature fissan gli occhi
senza temere il sole.

emily dickinson: una vita passata autoreclusa nella casa paterna, le stagioni scandite dai ritmi della natura senza che alla natura stessa fosse consentito di entrare nella stanza o nel corpo di Emily – un linguaggio quasi infantile, semplice (semplicistico?), un mondo dove gli unici avvenimenti sono i piccoli segni delle stagioni che viste dalla finestra passano sempre uguali

certo il linguaggio è moderno, le parole ben scelte, le innovazioni stilistiche (trattini, maiuscole, rime) rivoluzionarie per la poetica dell’epoca, ma non riesco ad appassionarmi a una “poesia senza vita”, senza rapporti, passioni, viaggi, sesso e a volte un po’ di sofferenza!

ho tenuto il libro mesi sul comodino, ho letto tutte le poesie, ho cercato sforzandomi assonanze messaggi scintille … mi arrendo: non mi piace!

6 thoughts on “emily dickinson 327 … e basta!

  1. peccato … è una delle poetesse ( uno dei poeti) più intense ( intensi) di tutti i tempi.
    aspetta qualche anno e dalle almeno un’altra possibilità.

  2. Mi ha colpito …” e a volte un pò di sofferenza”. Ho ben capito o vaccaricarlo non sente nella poesia di Emily sofferenza?
    eppure “never bud from a stem/stepped With so gay a foot/never a worm so confident/ bored at so brave a root”e nonostante tale consapevolezza accettò la sua vita. Io non so se è grande poetessa, ma so che quando la conobbi, il suo” quasi infantile linguaggio” in un inglese che non riuscivo a decifrare, mi comunicava sensazioni indicibili. Che attingesse ad una fonte primigenia, alla poesia pura? A ciò che veramente conta al mondo, che non appartiene a questo mondo?

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