ancora hrabal

kafkasempre da “una solitudine troppo rumorosa”: qualche verso dell’adagio lamentoso dedicato a kafka e una frase dall’intervista con un pierrot incrudito dell’appendice

“Schegge di bambole fracassate mi hanno ferito l’anima,
il bruco che striscia proprio in vicinanza del mio occhio
è più grande del treno espresso che passa in lontananza.
Non so che contadino della montagne quando anni fa
non trovò lavoro prese a frustrate con la cinghia una statua di Gesù Cristo.
Vedo in qual modo la mia vita viene succhiata nella vita di mia madre,
vedo come dal cordone ombelicale vengo avvolto all’indietro
fino al ventre della progenitrice Eva.”

“Ma attenzione! Io sono sempre stato quel pierrot, crudo lo sono diventato soltanto affinché il mio testo tuonasse. Come mi ha insegnato Venjamin Kaverin: scrivi in modo che i proto non siano in grado di comporre, il lettore sbalordito si prenda il capo tra le mani, il redattore pianga e rida, perda gli occhiali e litighi con la moglie …”

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