quanti giusti

starflag_28_1fig1riprendo  ancora dal libro di lévy l’intelligenza collettiva una riflessione sull’importanza del collettivo, contrapposto alla logica individualista; le parole di lévy vanno tenute a mente in questi tempi dove troppo spesso uno solo vuole decidere per tutti

“Perché ci vogliono almeno dieci giusti affinché la città sia risparmiata? Perché Lot non riesce a salvare Sodoma? Perché c’è bisogno di una forza collettiva per sostenere un collettivo. Se bastassero tre persone, sarebbero subito conosciute, diventerebbero famose e una, prima o poi, finirebbe per spiccare. Ma contrariamente alla rappresentazione e allo spettacolo, il testo mostra come in realtà la città non si fondi né sul rapporto di tutti con uno, né su quello del singolo con tutti. Il giusto non è votato né a governare, né a diventare il capro espiatorio. La città può reggersi solo sul rapporto di un collettivo con un collettivo. Essa vive, idealmente, del suo rapporto con se stessa, del lavoro di coinvolgimento di tutti nei confronti di tutti. Ora, un gruppo di dieci persone inizia a formare un vero collettivo. Dieci è l’inizio dell’anonimato. C’è bisogno di almeno dieci persone perché i giusti superino la prova della società dei giusti.”

porto da tempo con me un foglietto con questa frase, la trovo splendida e piena di implicazioni … mi è tornata in mente  quando in un evento Web 2.0 si è  parlato dell’importanza di “individuare la comunità di riferimento”

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