nella testa di steve jobs

copj13.aspa me steve jobs è sempre stato antipatico, odio il suo elitarismo e la sua convinzione di sapere cosa vuole la ggente; ovviamente riconosco il genio del marketing, ma non mi piace la sua capacità di vendere a prezzo doppio prodotti simili agli altri solo perché hanno un certo logo sopra o un packaging particolare (ad esempio in fondo macos non è altro che un sistema operativo unix, e per di più non è aperto come linux)

altra ragione dell’antipatia: la mania della chiusura (pensate che anche il mac era chiuso con viti speciali) e della segretezza – quanto asfittico l’ambiente apple rispetto all’aperto formicolare dei progetti open

allucinante la descrizione del clima che si respira in azienda, dove viene incoraggiata la delazione dei colleghi che diffondo notizie alla stampa, al punto che anche la eff è intervenuta (con successo!) in difesa di blogger denunciati da jobs

insomma un libro interessante sulla storia della apple, dei suoi alti e bassi e del suo inventore e padre-padrone, con qualche errore di traduzione di troppo (milioni che diventano miliardi)  e qualche svarione informatico (windows definito un sistema aperto)

“‘Era gente che ragionava sulle fotocopiatrici. Non avevano la minima idea di cosa fosse un computer o di quello che potesse fare. E così, dalla più grande conquista del settore informatico riuscirono soltanto a uscirne sconfitti. Se le cose fossero andate diversamente. oggi la Xerox controllerebbe tutto il settore informatico’. Quando si parla di innovazione. Steve Jobs ama citare le famose parole di Picasso, secondo cui i bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano.” [veramente era Bad artists copy. Good artists steal.]

“‘Booker [si tratta di Charlie Brooker] sostiene che il difetto principale di quella campagna pubblicitaria è che trasmette il messaggio che i consumatori in qualche modo ‘si autodefiniscano’ in base alla tecnologia da loro scelta’. E continua: ‘Se davvero siete convinti che scegliere un particolare modello di cellulare possa dire qualcosa sulla vostra personalità, non preoccupatevi: non ce l’avete una personalità. Un disturbo mentale probabilmente sì, ma non una personalità’.”

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