la regina cattiva di biancaneve

fin da piccolo ho sempre preferito la regina cattiva a biancaneve, la bellezza altera della regina alla sdolcinata ragazza tutta rossori e gorgheggi

nel libretto, pescato nella libreria di un’amica (grazie C.!), viene narrato il modo in cui walt disney e i suoi disegnatori arrivarono a scegliere la bellissima statua della principessa uta di naumburg come modello per la regina grimilde

compaiono nel libro i fratelli disney, marlene dietrich, goebbels e un hitler appassionato di mickey mouse; l’uso della figura di uta come matrigna cattiva con un nome wagneriano fu uno dei motivi che spinse il regime nazista a opporsi alla proiezione del film in germania

come non pensare a un messaggio subliminale: l’europa “madre” degli usa, la germania (rappresentata da uta) come cattiva matrigna …

“Era dunque evidente  che in chi aveva […] affrontato e narrato la vicenda di Uta come ‘icona tedesca’ e non aveva colto che Uta era stata trasformata da Disney nella Regina Cattiva di Biancaneve e i sette nani si era manifestata una sorta di vera a propria cecità, di incomunicabilità tra due mondi.”

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2 risposte a la regina cattiva di biancaneve

  1. Godot ha detto:

    😀 Anch’iooo!!! ho sempre preferito la strega a Biancaneve… anzi… le streghe alle biancanevi! Anzi… ormai molto tempo fa ci scrissi un post… se ti va passa a leggerlo! 😀 Qui:http: //dailygodot.wordpress.com/2008/10/05/piero-angela-mi-saluti-a-quella-santa-donna-della-strega-cattiva/

  2. Carolina ha detto:

    Sono anch’io una fan della strega cattiva (ma ci si può vestire come Biancaneve? Ditemi voi…E poi, con la scusa di canticchiare, le pulizie le faceva fare tutte agli animaletti della foresta: guardatevi il cartone animato di Disney e verificate se non è proprio odiosa). Il libro di Poggi mi è piaciuto moltissimo, a parte una piccola nota stonata che compare verso la fine, quando introduce nel testo un riferimento ad un’altra figura femminile archetipica, Ayesha, la protagonista di uno dei cicli letterari di H.R.Haggard (uno dei padri del genere fantasy). Ora, tra Ayesha ed Uta ci sono alcune essenziali differenze. Quella fondamentale non è la più ovvia, vale a dire che, a differenza di Uta, Ayesha non è un personaggio storico (anche se quando ho letto “She” a 12 anni avrei tanto voluto che esistesse davvero – non dico “fosse esistita”e chi l’ha letto sa perchè). E’ invece importante il fatto che Ayesha sia una donna di origini orientali, forse araba: questo emerge più chiaramente nel seguito di “She”, “Il ritorno di Ayesha”. Quindi non può essere considerata un canone estetico europeo, come è invece Uta. Ayesha è fuori dallo spazio e dal tempo: non casualmente “She” venne anche pubblicato in Italia (Romantica Sonzogno) con il titolo “La donna eterna”. Un saluto ed auguri di Buone Feste a tutti noi lettori (e sognatori)! Carolina

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