attimi che cambiano la vita

scritti dal carcere, racconti naif nella forma e nelle parole, duri e noir nelle tematiche trattate: uno sguardo sulla visione che della vita e dei rapporti umani ha quella parte della società che di solito non racconta, ma è raccontata, edulcorata dai generi

finalmente le loro parole i loro sogni e le loro vite e non quelle di hollywood

due aspetti che colpiscono: l’uso generalizzato dei soprannomi, molti stranieri, a metà tra l’imitazione dei film e la necessità di anonimato, e l’assoluta alterità con le donne, o oggetto di piacere o angelo salvatore, mai persona

colta, interessante e non banale la riflessione dello psicologo che ha seguito il lavoro, prodotto del “laboratorio di lettura e scrittura” svoltosi a rebibbia nel 2007-2008 con il coordinamento di luciana scarcia e la collaborazione dell’associazione a roma insieme

“Faccio la doccia, fredda per placarmi e togliermi di dosso l’odore della galera.Continuo a ripetermi che sono libero, Felix libero! Niente più sbarre, conte, celle, pantaloni marroni, falsi amici, falsi doveri e comportamenti ipocriti.”

“Nel caso delle narrazioni in carcere, prevalentemente autobiografiche, tale dispositivo è già in partenza carico di una violazione in un certo senso doppia: chi racconta sa che la sua esperienza contiene in sé una trasgressione del codice sociale, ma anche la carcerazione costituisce un’altra deviazione dalla normalità della vita criminale.”

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...