non so che viso avesse

quasi un’autobiografia, dice sulla copertina,  e così è, quasi

francesco si concede con pigrizia e qualche ripetizione, raccontando episodi della sua vita; mi ha commosso la descrizione del mulino dei nonni e del loro mondo contadino, un mondo che personalmente ho solo sfiorato, con echi arrivati da racconti di nonni e parenti

francesco racconta i parenti, gli inizi, gli amici e i musicisti con cui si è incontrato e con cui ha suonato nella ormai quarantennale carriera

purtroppo la pigrizia di francesco vince anche sulla completezza del libro e per riempirlo si aggiunge una nota di alberto bertoni su “vita e opere di francesco guccini” dove viene ripercorsa la carriera del cantante e la storia delle sue canzoni

“Uno col quale ho buttato giù le primissime Sturmtruppen. Uno col quale ho fatto Storie dallo spazio profondo. Tu, naturalmente, nella parte del bell’avventuriero spaziale, io in quella di un piccolo e sfigato robot. Uno che c’ha lasciato molto prima del tempo. Invecchiare e lasciarsi dietro un mucchio di gente: è, tutto sommato, sopravvivere.”

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