eros terminal

oliviero beha ci disegna nel libro un crepuscolo di civiltà, una sorta di dopobomba dove pochissimi ricchi vivono rinchiusi in cittadelle assediate da moltitudini abbrutite in un degrado psicologico ed ecologico insieme

le ultime parvenze di civiltà sembrano sciogliersi poco alla volta e il protagonista le attraversa cogliendo nel sesso la sua ragione quasi meccanica di vita

l’autore gioca bene con la lingua italiana (quante sfumature ci perdiamo leggendo libri tradotti?) che segue nel ritmo e nei termini usati l’evoluzione della coscienza del protagonista

ho trovato acuta e vicina la descrizione delle comunque numerose donne “per ognuna ho avuto un moto di curiosità, d’attenzione, di riguardo, di distinzione, ecco.” e “le ho distinte piuttosto per il ritmo dei loro movimenti, una certa scelta nel vestire, le pause oppure le azioni continue nel compiere degli atti in casa, o anche solo il modo di traversare la strada …”

“Sfruttò il software di un hardware acciaccato, come si sarebbe detto una volta nell’era dei computer trionfanti. Le ipotesi si disposero docili e continue davanti a lui, sul parabrezza, mentre guidava leggermente abbacinato dal sole indeciso, quasi a chiedersi: <Tramonto anche oggi oppure a questi coglionastri gli faccio una sorpresa?>”

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