i tre evangelisti

scrivo un unico post per gli altri due romanzi (un po’ più in là sulla destra e io sono il tenebroso) del libro i tre evangelisti di fred vargas, (pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau) sia perché li ho letti uno di seguito all’altro in corea (grazie anche alle sveglie notturne dovute al jet-lag), sia perché sono abbastanza simili tra di loro

in entrambi troviamo la squadra dei detective dilettanti, i entrambi con un ruolo dominante di kehlweiler, gli omicidi recenti sono sempre conseguenze ultime di avvenimenti sepolti nel passato remoto, c’è sempre un finto colpevole supposto tale fino alle ultime pagine, sempre il colpevole è un cattivo assoluto – bianco bianco noir noir

nonostante la ripetitività i romanzi si lasciano leggere e in alcune pagine si trovano segni della maggiore maturità che si dispiegherà nei libri più recenti della vargas

“Quel gioco demenziale, con uno spazio fatto apposta perché uno perdesse la biglia, con uno spazio inclinato da risalire a costo di incessanti sforzi, in cui, appena arrivato in cima, ridiscendevi a precipizio per perderti nello spazio fatto apposta, l’aveva sempre contrariata. Le sembrava che in fondo quella macchina impartisse senza tregua delle lezioni di morale, una morale austera, ingiusta e deprimente.”

“Ma lui sapeva che zoppicare non aveva nulla di seducente. Gli venne vagamente voglia di commuoversi sul suo ginocchio. Da questo uno capisce che un cognac è buono e che ne ha bevuto troppo.”

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