sarinagara

il dolore incurabile di chi perde un figlio è la molla che spinge l’autore a scrivere

vengono narrate tre vite parallele, più quella dell’autore, a partire da quella affascinante di issa kobayashi, uno dei più grandi creatori di haiku,  segnata da grandi dolori (tra cui la morte dei figli) e da una profonda accettazione zen della sorte e della  vita nella sua incomprensibile casualità

le altre due storie riguardano il romanziere natsume soseki e il fotografo yamahata yosuke, il primo a fissare su pellicola l’orrore degli effetti della bomba su nagasaki

le storie sono raccontate rivivendo l’infanzia di issa e la magia della sua poesia, l’incontro/scontro tra soseki e la cultura occidentale e la giornata a nagasaki nella quale yamahata scoprì al mondo la realtà della bomba

“La sensazione del déjà-vu non si spiega in altro modo: tutta l’esistenza a venire ognuno di noi l’ha sognata da bambino ed è perciò che di fronte ad ogni fatto vissuto qualcosa ci avverte oscuramente che l’abbiamo già conosciuto. Ogni nuova esperienza non fa che confermare questa o quella vecchia storia che il cervello, tanto tempo prima, ha raccontato a se stesso durante la notte.”

Issa racconta: “La madre si aggrappava al corpo freddo della bambina e gemeva. Io conoscevo la sua sofferenza ma sapevo anche che le lacrime erano inutili, che l’acqua che passa sotto un ponte non torna mai, che i fiori appassiti sono persi per sempre. Eppure niente di quello che avrei potuto fare avrebbe permesso che si sciogliessero i legami dell’amore umano.”
E in quel momento – solo in quel momento – Issa compone la poesia che dice:

è di rugiada
è un mondo di rugiada
eppure eppure

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