lo stesso mare

prosa che si scioglie in poesia, storie intrecciate lette con occhi sempre diversi, pennellate di paragrafi che insieme affrescano una realtà sfaccettata

le parole sempre giuste (bellissima traduzione!) portano il lettore subito nel cuore dei protagonisti a sognare in tibet o in israele un’altra realtà meno amara

e ad un tratto anche il narratore entra nel romanzo e interagisce con i suoi personaggi introducendo nuove intriganti combinazioni

affascinante la lingua usata e i continui salti tra racconto e versi e ricordo e soliloquio, con gli ‘a capo’ a dare e spezzare il ritmo

“Nadia immagina d’istinto che le tocchi insegnare – tu sai di più -, dice a se stessa.
E invece no: il timido Albert sì che le insegna qualcosa che né sapeva né immaginava:
un diluvio, una piena fluviale di chi è timido soltanto finché c’è luce ma nel buio se fitto
non resta mai sazio, nel buio il suo mondo. Niente più farfalle.”

“In autunno tonerà. Oppure no.
Sotto una fioca luce elettrica in un ostello, disteso né sveglio né in un sonno, come un malato in attesa della propria verità, scorge sul soffitto fuligginoso chiazze di monti appesi tra un’ombra e l’altra.
Arrampicarsi se non per cercare un passo, un guado, una porta, foss’anche una fessura
attraverso.”

One thought on “lo stesso mare

  1. Pingback: olive « il blog di Carlo

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