io non lavoro

il libro contiene una serie di storie di persone accomunate dal fatto di aver “rifiutato” il lavoro: la mia prima reazione alla lettura è stata quella di contestare che c’è sempre un appartamento di famiglia o un matrimonio “giusto” a consentire questa scelta, ma poi bisogna anche riflettere sulla diminuzione, dovuta allo sviluppo tecnologico, del lavoro “socialmente necessario” e sul fascino che comunque hanno le varie scelte di downshifting

alla lunga comunque nel libro la tematica del lavoro resta sullo sfondo delle storie e diventano più importanti i temi di chi trova modi non convenzionali di vivere, sempre però con le spalle coperte da un partner ricco o da una famiglia che paga le spese – allora molto più seria la scelta di “adesso basta”

la mia anima calvinista tende a rifiutare l’idea di non “fare”, di non avere un ruolo sociale e di fermarsi ai margini del mondo, mentre la mia ala 77ina apprezza il rifiuto di modi di lavorare alienanti, stupidi e lontani dalla nostra anima

“Quando osserva chi ride per le barzellette del Cavaliere, quegli stessi che pochi istanti prima avevano giudicato orribili le medesime storielle solo perché raccontate da un altro, ragiona: ‘Il potere non mi interessa perché, se ti fai un po’ di domande, ti rendi conto che andresti orgoglioso di qualcosa di finto. Sarà anche bello avere tanta gente che ti chiama dottore e ride per barzellette orribili, però alla fine è gente che ride per barzellette orribili, quindi che tipo di gente è? Non disprezzo il potere, è che secondo me la maggior parte delle persone fa un grosso errore: cerca di piacere a gente che non le piace. Io no’.”

“‘E allora spiegami, in una settimana quali sono le cose che veramente decidi di fare? Dai, fammi la lista.’
Quasi sempre la risposta è il silenzio. Roberto la vede così:’ La lista delle cose che la gente decide veramente è cortissima. Tutti si devono svegliare a una certa ora, andare in un certo posto, correre a prendere i bambini a scuola, dal pediatra, e arrivi alla fine della settimana che sei stato tu a decidere nulla, perché la tua vita è determinata dal lavoro, dai rapporti sociali. Dal momento in cui fai delle scelte di lavoro e familiari ti ritrovi con una serie di cose che non puoi non fare’.”

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