360° feedback

in istat abbiamo sperimentato una forma di “valutazione” che,  supportato da un sistema on line, elabora un profilo che mette a confronto l’autopercezione di un dirigente con la percezione di superiori, di colleghi e di collaboratori riguardo ai comportamenti nell’ambiente di lavoro

l’obiettivo è quello di offrire ai dirigenti uno strumento di riflessione individuale,  facilitata anche dal confronto con un consulente esterno con cui discutere dei risultati

ho quindi scelto i collaboratori del mio servizio (li ho scelti tutti – erano allora 56 – per evitare campioni non casuali) e 10 colleghi capi-servizio con cui ho più occasioni di lavoro in comune

abbiamo anche avuto una riunione in cui abbiamo discusso l’attività con i vari “feedback provider”: nella riunione, davvero interessante, è uscito ad esempio il problema che in gruppi medio-grandi come il mio servizio molti collaboratori non conoscono il mio “modo di lavorare”, avendo io normalmente contatti quotidiani solo con i 7-8 responsabili di unità o progetti

vorrei condividere con i miei collaboratori il report individuale uscito dall’attività, in modo da dare a tutti l’opportunità di commentarlo (una riunione ad-hoc mi sarebbe sembrata uno spreco di tempo e forse anche un’azione narcisista)

dal report allegato vengono fuori tante cose: vi indico qui le prime che mi sono venute in mente:

  • vanno distinti, nelle eventuali prossime azioni simili, i collaboratori “diretti” da quelli “mediati”: è ovvio che in gruppi superiori alle 20-30 persone, il rapporto di collaborazione possa essere molto lasco con una buona parte dei rispondenti;
  • in quasi tutte le valutazioni, la mia autovalutazione è intermedia tra quella dei colleghi (superiore) e quella dei collaboratori (inferiore): sono io che do il meglio di me con i “colleghi”? è un problema di conoscenza e/o frequentazione?  non faccio passare i messaggi ai collaboratori?
  • interessanti i minimi e i massimi: mi sembra ovvio che ad un alto valore di “delega” corrisponda un basso livello di “guida” (pag.3), no?
  • mi hanno fatto riflettere le valutazioni finali: non mi ci ritrovo in tutte, ma un occhio esterno aiuta sempre

chiunque (collaboratore, collega o estraneo) abbia qualcosa da dire si esprima qui sul blog

CARLO VACCARI – Report sintesi individuale

One thought on “360° feedback

  1. Concordo sul discorso della metodologia: va rivista profondamente. Una valutazione a 360 gradi dovrebbe coinvolgere il proprio capo, un sottoinsieme casuale di pari (presi dai gruppi di lavoro comuni e/o dalle strutture di appartenenza?), tutti i collaboratori diretti e un altro campione dei collaboratori “mediati”. Altrimenti la distorsione è troppo elevata. Comunque una buona iniziativa, da migliorare e diffondere in Istat e nella PA in generale.

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