con i soldi degli altri

una descrizione a tinte fosche della situazione economica di questi anni, con una spiegazione di alcune cause della crisi degli ultimi due anni: il peso crescente degli investitori istituzionali, la loro caccia la profitto a breve termine senza alcuna considerazione degli effetti sociali dei loro investimenti, la completa separazione tra gestori dei fondi e risparmiatori (definiti proprietari assenteisti) che li alimentano senza intervenire in alcun modo sulla loro gestione, la finanziarizzazione dell’economia sempre più lontana dalle necessità reali dei cittadini, i legami crescenti e incestuosi tra banche e imprese, etc.

il libro sottolinea il massiccio spostamento di quote di pil dai salari ai profitti (circa 8 punti in 20 anni nella ue), chiaro segnale che la lotta di classe oggi viene combattuta e vinta da una sola parte

altre analisi sociologiche interessanti sono abbozzate sulle élite dei gestori dei fondi e sull’aumento dell’insicurezza economica dovuto alla crisi, causato tra l’altro dalla precarizzazione dei rapporti di lavoro che stiamo sperimentando massicciamente anche in italia

il dato di fondo sembra essere l’incapacità del sistema di ragionare in ottica di medio-lungo periodo, privilegiando sempre il profitto a brevissimo termine che non può che stimolare la speculazione e allontanare l’economia dai bisogni della gente

il libro è interessante anche se meno chiaro e puntuale di altri dell’autore, che paga forse la pressione di un’analisi quasi giornalistica su eventi ancora in corso e la volontà di affrontare contemporaneamente troppi argomenti; troppo scarso poi lo spazio dedicato alle soluzioni di finanza responsabile o etica, che hanno dimostrato proprio nella crisi recente di poter garantire meglio la protezione del risparmio

“Mai tanto potere economico è stato concentrato, per  vie legali e istituzionali, nelle mani di così pochi individui, come sono i capitalisti per procura; e mai esso è stato esercitato in modo altrettanto poco visibile e comprensibile per le popolazioni del mondo su cui ricadono le conseguenze delle loro strategie.”

“E’ evidente che quello che viene speso per acquistare azioni proprie, elargire stock options, distribuire dividendi e interessi, non è disponibile per venire speso in investimenti produttivi, meno che mai in ricerca e sviluppo.”

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