l’amore ai tempi del genoma

nella prima parte del libro vengono descritte le strategie evolutive usate nella guerra dei sessi: divertente notare quanti comportamenti di cui tutti facciamo esperienza non sono altro che il mascheramento del fine ultimo di ogni animale – la diffusione del proprio patrimonio genetico

e così l’amore e il matrimonio vengono riletti come una strategia inventata dalla specie (dal sesso femminile?) per assicurare dapprima la selezione del miglior patrimonio genetico disponibile e in seguito le cure parentali necessarie ai nostri cuccioli dalla crescita (sempre più) lenta

la seconda parte del libro si occupa delle “donne che amano troppo” o meglio dei casi di dipendenza affettiva in cui uno dei membri della coppia (e spesso tutti e due) sacrifica anche il suo star bene sull’altare del rapporto

sottile ma potente il collegamento tra le due tematiche: la dipendenza patologica originata dal contrasto tra comportamenti indotti dai profondi mutamenti culturali degli ultimi decenni e atteggiamenti più antichi che avevano un senso in altri contesti e che l’evoluzione non ha fatto in tempo a modificare

nella terza parte viene introdotto il ruolo dello psicoterapeuta nell’affrontate situazioni che nascono all’interno della coppia e insieme alla coppia vanno gestite – interessanti poi gli spunti che collegano i fenomeni descritti nel libro con le recenti ricerche di neuroscienze come i neuroni specchio

dalla bellissima introduzione (sono parziale! l’ha scritta f …) : “… per provare a raccontare le difficoltà della coppia moderna da un punto di vista altro, che non può non essere anche di genere, direi che una parte delle ragioni vanno cercate nella difficoltà che uomini e donne incontrano nel comporre i ruoli e le opportunità reciproche (di incontri, di esperienze, di carriere, di vita) che nel bene e nel male la nostra società offre ad entrambi.”

e ancora:  “al termine della lettura siamo portati a interrogarci sulla nostra personale capacità di accogliere le differenze e adattarci ai cambiamenti, da vivere come opportunità di crescita e non come minacce che destabilizzano l’equilibrio originario.”

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