modi di morire – 2

dal libro modi di morire una lista di priorità per l’assistenza ai morenti

Quando è possibile, i pazienti dovrebbero morire a casa o in altro luogo amato e familiare.

Non bisognerebbe morire da soli e l’assistenza dovrebbe essere prestata da persone che i morenti conoscono e a cui, preferibilmente, sono legati da rapporti di affetto.

E’ essenziale che tra medico e morente ci siano un rapporto e un dialogo ininterrotti.

La comunicazione è mediata dalle parole e dal contatto fisico.

A volte il dolore serve a sentirsi vivi.

La speranza si riferisce al futuro, ma è contenuta nella cornice del presente e può essere indirizzata verso piccoli piaceri sensoriali: musica, contatto fisico, la vista di un volto amato, la luce del sole.

Rivivere e condividere di nuovo i ricordi consente di arrivare a una storia di vita coerente.

Bisogna trovare lo spazio per ringraziare della risoluzione della vita e della prospettiva di liberarsi da un corpo che sta cedendo.

La profondità del tempo è più importante della sua durata.

(foto di zunardu su flickr – licenza creative commons)

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Una risposta a modi di morire – 2

  1. Carolina ha detto:

    Solo due sciocchissimi appunti. Primo: comunque ce la raccontiamo, la vita, una coerenza, alla fine, ce l’avrà sempre: l’incoerenza è un filo logico come un altro. Anzi, talvolta pericolosamente logico. Secondo: la profondità sarà pure più importante della durata, ma cent’anni di allegra futilità, ma pure al limite della superficialità, in un periodo in cui nelle mie profondità mi sento annegare, mi potrebbero apparire desiderabili (quasi desiderabili? Nooo: molto ma molto desiderabili). Probabilmente perché a volte mi sembra di avere cento anni e che quei cento anni non siano stati gradevoli come mi aspettavo. Invece, spero di arrivare al traguardo finale davvero con cento anni e più di vita non necessariamente spericolata – e raccontando ai poveracci che mi dovranno sopportare un sacco di cose divertenti – sulla cui coerenza spero abbiano in molti da dubitare. Bellissimo e profondissimo articolo, Carlo. Grazie dei momenti di riflessione che mi regali.

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