l’uomo dei cerchi azzurri

il primo romanzo della vargas con protagonista adamsberg: molto bello, con un buon ritmo, pieno di preziose frasi leggere e precise che colpiscono

sono ben presentati i personaggi, da adamsberg, svagato intuitivo dolce profondo in sintonia con la realtà, il fedele alcolico acuto danglard, la vulcanica mathilde ospite squisita e ricercatrice del senso delle cose e del loro ordine nel mondo, la misteriosamente scomparsa camille ‘viso di dio greco e di prostituta egizia

la storia prende il lettore, gli indizi seminati dalla vargas e dall’assassino sono  sfumati e persistenti e portano alla rivelazione finale intuita solo da adamsberg tra le mille tracce verosimili e false

“Non aveva mai capito cosa accadesse quando le persone si prendevano la testa tra le mani e dicevano: ‘Su, riflettiamo’. Quel che si ordiva nel loro cervello, come facessero per organizzare idee precise, indurre, dedurre e concludere, era per lui un assoluto mistero … quando lui stesso lo faceva, quando si sedeva e si diceva ‘Riflettiamo’, nella sua testa non succedeva niente. Anzi, era proprio in quei momenti che lui conosceva il nulla.”

“Si nasce e si crepa e nel mezzo ci si ammazza di fatica per perdere tempo facendo finta di guadagnarlo, e questo è tutto quello che ho voglia di dire sugli uomini.”

“Quando si guarda l’acqua in un secchio, – disse Adamsberg, – si vede il fondo. Metti dentro un braccio e tocchi qualcosa. Anche in una botte, ci riesci. In un pozzo, non ce le fai. Anche lanciarci dentro dei sassolini per cercare di capire non serve a niente. Il dramma è che ci si prova lo stesso. … Lei non ha idea della quantità sterminata di sassolini che ci sono in fondo ai pozzi. E la gente non li lancia per sentire il rumore che fanno quando cadono nell’acqua. E’ per capire.”

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2 risposte a l’uomo dei cerchi azzurri

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