il tunnel di sarajevo #libri

amo sarajevo: la ricordo bella, affollata, multietnica e multireligiosa negli anni ’70, l’ho ritrovata bombardata e affranta qualche anno fa e poi in lenta timida ripresa recentemente

molto bello il libro, trovato su una bancarella, dal sottotitolo “il conflitto in bosnia-erzegovina: una guerra psichiatrica?”

psichiatrica perché questo era il mestiere di molti dei protagonisti, perché psichiatrici sono gli effetti del conflitto (due terzi della popolazione dopo la fine dell’assedio aveva seri problemi mentali) più difficili da curare, e perché dalla psichiatria sociale nasce la follia della separazione e della pulizia etnica

psichiatrica infine perché l’intero assedio ha trasformato l’intera città in una sorta di manicomio, “una grande istituzione segregante, una struttura chiusa dove la vita era scandita dai cecchini, dalle bombe e dai proiettili.”

il libro, un po’ frammentario, fa raccontare a vari protagonisti i diversi aspetti dell’assedio, dalla situazione degli ospedali alla condizione femminile e al dramma degli stupri etnici – aperto da una bella introduzione di rumiz che usa la metafora del ponte di mostar per ammonire che non c’è alternativa alla convivenza e che l’europa può sopravvivere solo scegliendo di privilegiare i ponti al posto dei muri

“Oggi si parla dell’11 settembre. … A pensarci bene, molto era già stato scritto allora, quando iniziarono a bombardare Sarajevo. La guerra in Bosnia nono era affatto l’ultima del Novecento. Era la prima del terzo millennio. Esprimeva già il potenziale distruttivo delle tempeste a venire. C’era in essa l’impotenza dell’Europa di fronte alle crisi che la riguardavano. C’era la debolezza dell’ONU e c’era già, tutta, la solitudine americana nel suo ruolo di poliziotto del mondo. Vedevi anche, con anticipo, l’inutilità delle guerre stellari e delle bombe intelligenti di fronte a conflitti rasoterra dove i clan conservavano il controllo del territorio e le popolazioni vantavano capitali di orgoglio e sopportazione capaci di sballare ogni nostro previsione strategica.”

“La guerra in Bosnia, scatenata col pretesto di reprimere un fondamentalismo islamico che ancora non esisteva, lungi dal prevenire il terrorismo, lo svegliava dal suo torpore, lo richiamava in vita.”

“Viene il momento nella storia in cui altro è chi sta davanti al fucile, e chi definisce l’altro come tale è colui che invece al fucile sta dietro.”

“Rinunciare alla coesistenza a Sarajevo significa semplicemente non credere nell’Europa.  Preferire i muri ai ponti in un continente che è un ponte di per sé, una straordinaria terra di mezzo.”

Annunci

Informazioni su vaccaricarlo

father (3), blogger (vaccaricarlo), biker (Ducati)
Questa voce è stata pubblicata in libri, viaggi e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...