patrimonio

la malattia del vecchio padre è l’occasione per roth di raccontare la storia della famiglia in un continuo rincorrersi di flashback lungo le diverse vite dei protagonisti

l’ambiente degli ebrei americani, con le loro usanze e i loro tic, viene messo a nudo, quasi un lungo epitaffio in cui l’autore si riserva il doppio ruolo di figlio e di scrittore – sempre grande lo stile di scrittura!

le cure e le attenzioni del figlio per il vecchio padre suscitano tenerezza e sembrano essere un lungo ringraziamento per le occasioni e le opportunità concesse dalla famiglia negli anni – prendersi cura del padre è per roth l’occasione di riflettere sul senso della vita o sulla sua mancanza

anche se ne ho recensiti altri, questo è stato primo libro letto con kindle: buona l’esperienza, ho solo sentito la mancanza di strumenti più semplici per gestire l’avanzamento della lettura – la mancanza del numero delle pagine si fa sentire, forse servirebbe qualche strumento in più per avere immediatamente chiaro dove si è arrivati, la barra di avanzamento in basso non è granché … ma forse mi devo abituare!

“Non sembra ci sia molto da pensare o da dire che non sia una variante della frase: ‘Mille volte mi ha portato sulle spalle’ … Puoi fare promesse, raccontare le ultime novità, chiedere la lor comprensione, il loro perdono, il loro amore; o puoi scegliere l’altro approccio, quello attivo, puoi strappare le erbacce, distribuire meglio la ghiaia, toccare con le dita le lettere incise nella lapide; puoi persino inginocchiarti e mettere le mani direttamente sui loro resti: toccando la terra, la loro terra, puoi chiudere gli occhi e ricordare com’erano quando erano ancora con te.”

“Questo, dunque, era il mio patrimonio. E non perché pulire fosse il simbolo di qualche altra cosa, ma proprio perché non lo era, perché non era altro, né più né meno, della realtà vissuta che era.”

“Non devi dimenticare nulla!”

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