brutta storia

conosco jacopo da quindici anni, da quando andava a scuola con mio figlio: amici di liceo, diversissimi e uguali, non si sono persi e mi fa piacere

jacopo ha scritto un libro, un libro vero, di carta, con isbn – un libro noir, un po’ ingenuo, pieno di troppe metafore e di troppi aggettivi, come spesso i libri dei ragazzi

ma il libro mostra che jacopo sa pensare, sa organizzare storie, svilupparle e domarle e portarle in fondo

e allora bravo jacopo, provaci ancora, pulisci la tua scrittura, asciugala dai troppi tempi passati, lascia perdere le finte riflessioni filosofiche sul senso della vita, magari prova altre ambientazioni (meno dettagliate, ma più tue), e regalaci altre storie!

“Non lasciai il giaccone al guardaroba, pensavo di restarci poco in quel posto. Invece il tempo se ne andò come una puttana, mi resi conto di aver passato due ore aspettando di vedere Paolo.”

“Quando mi svegliai di soprassalto pensai di essere morto, che il buio e il freddo che avevo intorno e nelle ossa erano la mia amara dannazione. A poco a poco ripresi coscienza e capii che era davvero così. Mi raccolsi dalla panchina manco fossi uno straccio consunto e guardandomi intorno non vedevo altro che persone sconosciute che mi sfilavano davanti.”

“Mi stavo immergendo nel ruolo più di quanto non avessi fatto fino a quel punto. Non mi bastava più lanciare occhiate bieche e ammiccamenti furtivi, dovevo giocarmela bene quella parte. Non avrei più potuto svignarmela. Ero in pista.”

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