quello che vuole la tecnologia

kevin kelly ci porta all’inizio in un lungo excursus storico dalla preistoria per definire l’insieme delle tecnologie, che chiama technium – kk manifesta verso la tecnologia un prudente ottimismo, lontano sia dagli entusiasti ad ogni costo che dai tristi apocalittici

nel libro si cerca di spiegare perché negli ultimi tre secoli abbiamo assistito all’esplosione della tecnologia che ha cambiato la vita di larga maggioranza della popolazione mondiale, mentre fino a quel tempo i contadini avevano lavorato e vissuto nello stesso modo per migliaia di anni

l’analisi mette continuamente in relazione l’evoluzione naturale e l’evoluzione tecnologica, che ne è una versione accelerata

provocatorio e paradossale il capitolo in cui viene descritto il (non) rapporto con la tecnologia degli amish e le critiche al technium portate avanti dai proclami e dalle bombe di unabomber, che nella sua follia coglie comunque, più di tanti esperti, aspetti particolari della tecnologia attuale

negli ultimi capitoli kk descrive il technium come un ulteriore stadio dell’evoluzione della vita sulla terra, di cui l’umanità sarebbe componente e levatrice: “gli esseri umani sono gli organi riproduttivi della tecnologia”

da riflettere sui miliardi di oggetti tecnologici, già oggi più numerosi degli esseri umani, indispensabili alla nostra vita e a breve in grado di replicarsi autonomamente – ma già oggi le macchine sono costruite da macchine …

” … il vantaggio principale del linguaggio non è la comunicazione, ma l’autogenerazione. Il linguaggio è un artificio che permette alla mente di interrogare se stessa, uno specchio magico che rivela alla mente ciò che essa stessa pensa, un interruttore che trasforma la mente in uno strumento.”

“Come dice il rabbino Zalman Schachter-Shalomi, ‘il bene che c’è nel mondo supera il male, ma non di molto'”

“E’ come se a tutti i mammiferi fosse stato assegnato un miliardo e mezzo di battiti cardiaci, e fosse stato detto di usarli come vogliono: i topolini hanno deciso di andare di corsa, in una versione accelerata della vita di un elefante.”

“L’attuale dilemma della tecnologia, dunque, non ci abbandonerà mai. E’ uno strumento in continua evoluzione che utilizziamo e aggiorniamo senza sosta per migliorare il mondo; è un superorganismo (noi non siamo che una sua parte) che sta seguendo una sua direzione, al di là di ciò che facciamo. Gli esseri umani sono allo stesso tempo padroni e schiavi del technium, e il nostro destino è di vivere in questo scomodo ruolo dualistico.”

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