insieme ma soli

sherry turkle in questo libro cerca di capire quanto ci stanno cambiando le tecnologie che stiamo usando – da notare il sottotitolo “perché ci aspettiamo sempre di più dalla tecnologia e sempre di meno dagli altri”

il libro parte dall’analisi (a proposito, l’autrice è anche una strizzacervelli) del rapporto che le persone instaurano con i robot, sia quelli creati per il gioco (a partire dal famoso tamagotchi) che quelli sviluppati per “tenere compagnia” e per accudire anziani e bambini fino ai recenti sex-robot come roxxxy – spesso chi ha contatti con i robot oscilla tra una certa repulsione e una completa accettazione che porta a volte a preferire la compagnia dei robot a quella umana

la seconda parte del libro è invece dedicata all’analisi del multitasking, a quello che l’autrice chiama miscuglio esistenziale, alle nostre vite connesse dove sempre più sfumati sono i confini tra lavoro e riposo, tra vita reale e vita virtuale, tra i nostri vari sé che gestiamo in rete

interessanti anche le numerose interviste ad adolescenti (nativi digitali) dove scopriamo quanto l’immersione dei nostri figli nella rete è un elemento essenziale, e a volte problematico, delle loro vite – da riflettere anche a proposito di studenti a lezione “In base alla mia esperienza, gli studenti che hanno i laptop aperti in classe imparano di meno rispetto ai loro colleghi che usano carta e penna per prendere appunti” … da provare!

“Mentre i miei colleghi informatici lavoravano alacremente per permettere ai computer di fare cose ingegnose, io avevo altri pensieri: in che modo i computer ci stavano cambiando come persone? Spesso i miei colleghi insistevano nel dire che i computer fossero «solo strumenti». Ma io ero sicura che il «solo» in quella frase fosse ingannevole. Siamo plasmati dai nostri strumenti. E allora il computer, una macchina in procinto di diventare una mente, ci stava cambiando e plasmando.”

“Durante un seminario sulla progettazione il grande architetto Louis Kahn aveva chiesto: «Cosa vuole un mattone?». Se chiediamo, con lo stesso spirito: «Cosa vuole la simulazione?» conosciamo la risposta. Vuole – esige – immersione.”

(seguiranno altre citazioni su altri post … troppo ricco il libro!)

One thought on “insieme ma soli

  1. Pingback: sexy robot, solitudine e multitasking | il blog di Carlo

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