1Q84

una giovane donna lavora come personal trainer, ogni tanto uccide in modo efficiente e spietato uomini “cattivi” su commissione, sporadicamente rimorchia nei locali maschi (preferibilmente con pochi capelli) per serate di sesso duro

un giovane uomo insegna matematica, studia per diventare scrittore, viene convinto a riscrivere il romanzo di una ragazza autistica figlia di un professore rivoluzionario scomparso

poco alla volta, impercettibilmente compaiono dei fatti che legano tra loro le storie raccontate in parallelo, mentre piccoli segnali segnalano che il mondo sembra uscire dai binari

poi la donna diventa amica di una poliziotta che la coinvolge in serate di sesso a quattro, si intravedono legami tra il libro riscritto e la realtà … le due storie si dipanano, i fili che le legano diventano evidenti e numerosi, mentre le due vite scorrono tra grandi e piccoli eventi – l’atmosfera è un po’ sognante, quasi magica e quasi senza parere accadono cose incredibili

il libro – molto bello – è scritto da un giapponese (traduttore di carver in giapponese) ed è ambientato in giappone, ma raggiunge un piacevole equilibrio tra oriente e occidente – bilanciamento ben rappresentato da citazioni da una parte di antichi libri giapponesi e dall’altra di musica e film occidentali

“Per Tengo era il primo ricordo della vita. La scena, della durata di una decina di secondi, era nitidamente scolpita nel muro della coscienza. Senza un prima e un dopo. Come un pinnacolo in un paese sommerso da un’inondazione, quel ricordo si stagliava solitario e sporgeva la testa oltre la superficie torbida dell’acqua.”

“C’erano pochi altri passeggeri, solo una madre con due bambini piccoli, sul sedile opposto al loro, un po’ più distante. Sembravano diretti verso qualche meta piacevole. Nel mondo esistevano anche creature felici come quelle.”

“Qualcosa di piccolo e nero attraversò rapido il cielo, oltre la finestra. Forse un uccello. Oppure, chissà, lo spirito di qualcuno, che veniva trascinato dal vento fino ai confini del mondo.”

“Ma l’immagine di lui che, con la massima concentrazione, «tira fuori» il topo da un blocco di legno, è viva nella mia mente. Per me è diventata un’immagine fondamentale. Mi insegna qualcosa. O meglio, cerca di insegnarmi qualcosa. Perché un uomo possa vivere, ha bisogno di queste immagini. Immagini che possiedono un significato che non si può spiegare a parole. Ecco, ognuno di noi vive per dare una spiegazione a quel qualcosa che le immagini tentano di insegnare.”

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