iraq 2012 – 8

sabato di compere e mission report, la mattina solito giro al bazaar finalmente trovo un abito curdo che può essere il vestito da scheherazade (o shahrazad  … lei dirà da principessa) per la mia a. – anche oggi giro un po’ ma poi rientro per lavorare e preparare i bagagli

arrivo forse troppo presto all’aeroporto, ma comunque si perde un sacco di tempo nei controlli: il primo è lontano più di un chilometro dall’aeroporto, le macchine possono arrivare solo lì (tranne quelli più uguali), poi uno all’ingresso del terminal e uno al gate; mettiamoci anche un occhiuto controllo di passaporti con rilevazione di impronte digitali e il tempo passa che è una bellezza

volo bellissimo, dall’alto tra le nuvole i pozzi di petrolio con le loro fiamme arancioni – arrivato a baghdad, all’aeroporto solita fila con poliziotto sgarbatissimo (turno festivo?) per i visti, poi trovo l’autista prima di essere accalappiato da tassinari ladri modello fiumicino

con il gippone del cso una corsa nella notte verso l’albergo con 6-7 posti di blocco, dove ogni volta si abbassano i fari, si accende la luce interna alla macchina, si tengono i documenti in mano, ci si ferma e poi si va – comunque la situazione sembra più rilassata rispetto all’anno scorso, i posti di blocco sono meno militarizzati, i blindati ci sono ancora, ma messi da parte, molti soldati senza giubbotto antiproiettile e non ho visto carriarmati in giro

arriviamo in albergo e conosco abdullah, il mio virgilio locale, che si presenta con il figlio di una trentina d’anni; mi chiede se vogliamo andare a mangiare e io gli dico no grazie, poi mi accompagnano in camera per vedere che sia tutto ok, testiamo internet (ho rotto così tanto che hanno capito che per me è+ più importante di altro), poi capisco che c’è rimasto male e gli dico “ma volevi andare a cena?” e lui tutto contento dice “andiamo!”

insomma usciamo a piedi in tre, la luce è andata via quando sono arrivato (l’albergo fa partire i suoi generatori che fanno un casino del diavolo!), non si vede niente, le strade sono deserte e scarrupatissime (ha anche piovuto tanto ed è pieno di fango), il paesaggio è da dopo bomba, passiamo vicino a delle macerie e mi dice “qui due anni fa è saltata un autobomba per beccare uno di un ministero (si è salvato)”, per strada altoparlanti scassati poggiati per terra distorcono a volume pazzesco nenie islamiche (è per una festa islamica di domani, mi spiegano), arriviamo sul lungotigri e troviamo il ristorante di pesce chiuso

rientriamo mestamente in albergo (ci siamo solo noi in giro a piedi: tra poco inizia il coprifuoco) e ci salutiamo, dandoci appuntamento a lunedì – già, domenica è vacanza, sempre per quella festa islamica, e hanno deciso che la mia missione inizia lunedì – dato che da solo non posso muovermi (anche l’ambasciata mi ha fortemente sconsigliato di andare in giro) resterò chiuso in albergo tutto il giorno … avrò tempo per chiudere il mission report

One thought on “iraq 2012 – 8

  1. Carlè, che ansia! Torna presto che questi tuoi resoconti mi mettono ansia. Sai bene che sono tante le cose per le quali io riesco a stare preoccupata, ma l’immagine di te che vaghi in mezzo al fango con due strani personaggi e pure digiuno non è troppo rassicurante!!

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