un rude inverno

image001il libretto mi è capitato in mano per caso, per uno scambio temporaneo di regali di natale – non conoscevo questo primo queneau anteguerra

breve romanzo intriso di arie di guerra, scritto nel 1939 racconta fatti del 1916 quando la guerra riempiva di sé anche la vita della sonnacchiosa le havre – il protagonista riscopre la vita e le donne dopo anni di vedovanza

la provincia francese dà spunti per le riflessioni di queneau (e nostre) sui rapporti umani, sul conformismo e sui rapporti tra le nostre vite quotidiane e i grandi eventi della storia

“La sua memoria era lastricata di lapidi come quella di un romantico, ma lui, da funzionario coscienzioso, estirpava con cura le erbacce lungo i viali e coltivava con ardore le poche aiuole in fiore che malgrado i tanti inverni non erano punto appassite. Così meditava dunque; sognava dunque; rimuginava dunque.”

“Lei gli strinse la mano e se ne andò e lui si rese conto all’improvviso che non era più lì, quindi uscì sul marciapiede, ma era passato un tram e la sua luce vacillante si allontanava con metodo.”

“Pioveva sommessamente, ma metodicamente, industrialmente, e correndo dalla riva all’orizzonte il vento gonfiava certe onde che poi schiantavano gli scogli.”

“I docks si allungano si allungano, non se ne vedrà mai la fine. Sulle banchine dormono le mercanzie. Si appisolano, estenuate. La bruna le avvolge nel suo piumino fosforescente.”

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