gog e magog – 1

karczmar-dancing-hasidim1il libro di martin buber è composto da una sequenza di storie dei principali “rabbi” di lublino, in particolare del “veggente di lublino”, capo spirituale del chassidismo del tempo –  nella polonia  a cavallo tra ‘700 e ‘800 e le storie si susseguono, apparentemente senza un filo conduttore: il risultato è un affascinante affresco delle comunità del tempo e del pensiero chassidico tutto

molte storie sono brevi, aforismi e parabole studiati per far risaltare un insegnamento morale e/o religioso; salta agli occhi la vicinanza con i tradizionali koan del buddhismo zen

La prima storia é intitolata: “Come andai a lezione da un fabbro”. Infatti quando mi trovavo ancora ad Apta presso mio suocero il fornaio, dalla mia finestra potevo guardare nella bottega di un fabbro. Quando, la mattina, mi mettevo a sedere alla finestra con il libro, la fucina era già piena di fuoco, il mantice sbuffava e il fabbro, senza quasi prender fiato, batteva sull’incudine. “Dang, dang!” A questo doppio suono, ogni giorno mi mettevo a studiare. Ma col passare del tempo l’idea che quell’uomo fosse già sempre al lavoro quando io incominciavo, mi divenne insopportabile. Mi alzai più presto; non servì a nulla: di fronte i colpi di martello cadevano già a pieno ritmo e le scintille sprizzavano fin nel vicolo. “Non posso lasciarmi umiliare da quell’uomo con il suo lavoro, per me si tratta della vita eterna”, pensai tra me, e feci un nuovo tentativo di superarlo, ma invano. Cosi si continuò per un certo periodo, finché fu così presto, che per leggere dovetti accendere una candela. Questo fatto però cominciò a sembrarmi un po’ troppo strano. Scesi in strada ed entrai nella fucina. Il fabbro sospese subito il suo lavoro e mi chiese che cosa desiderassi. Gli raccontai come fosse andata la cosa e lo pregai di dirmi a che ora fosse solito mettersi al lavoro. “Fino a qualche tempo fa”, mi rispose, “mi ci mettevo all’ora abituale. Noi fabbri siamo mattinieri! Poi però vidi che voi, ogni giorno, vi mettevate alla finestra e leggevate. Allora dissi tra me: – Non puoi tollerare che uno che lavora solo con la testa si metta a gareggiare con te -. Così mi sono messo all’incudine più presto, ogni giorno più di buon’ora, ma invano, poiché subito anche voi vi mettevate alla finestra! “ “Tu certo non puoi capire che cosa significhi questo lavoro per me”, dissi io. “E’ vero che io non posso capire”, rispose quello, “ma voi potete forse capire che cosa significhi per me?” Così ho imparato che si deve imparare a capire che cosa significhi per il prossimo.

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  1. Pingback: a lezione da un contadino | il blog di Carlo

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