la rinuncia alle regine – kierkegaard e buber

SKC-1confesso una infatuazione giovanile per soren kierkegaard: lo lessi verso i quindici anni e mi piacque il suo rigore, il suo ascetismo, la sua ricerca così adolescenziale dell’assoluto – abbandonai in seguito la passione distratto da altre più laiche letture e da altre “regine”

il fatto mi è venuto in mente leggendo il passo che vi riporto, sempre da un libro di martin buber – concordo pienamente con buber: se un dio esiste, è un dio che si offende con chi rinuncia alle regine (e ai re!) che ha creato per la nostra felicità

“Per giungere all’amore ho dovuto allontanare l’oggetto”, dice Kierkegaard a proposito della sua rinuncia a Regina Olsen. Ciò significa fraintendere Dio nel modo più sublime. La creazione non è un inciampo sulla via che conduce a Dio, è questa via stessa. Noi siamo stati creati insieme e per vivere insieme. Le creature sono state poste sul mio cammino perché io, creatura come loro, attraverso e insieme a loro trovi Dio. Un Dio che si raggiungesse escludendo le sue creature non sarebbe il Dio di tutti gli esseri, in cui ogni essere trova il proprio compimento. Un Dio in cui s’incontrino solo le strade parallele del singolo a Dio è il  “Dio dei filosofi” scambiato per “il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”. Dio vuole che giungiamo a lui attraverso le Regine che ha creato, e non attraverso la rinuncia a loro.

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