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coversottotitolo: beati quelli che sapranno pensare con le macchine – un libretto (tutti corti questi ebook?) confuso e infarcito di citazioni che prova ad affrontare il problema del rapporto tra uomo e macchine

impresa fallita: le tesi dell’autore affogano indistinte nel diluvio di citazioni spesso contrastanti e la lettura prosegue faticosa, aggravata dalla sensazione che il libro sia un collage di testi riutilizzati – unica parte decente l’ultima, sulla scuola e le tecnologie, con qualche spunto interessante

“«Estetica delle macchine? I computer hanno un senso estetico? I modelli dell’estetica possono essere programmati e inseriti in un computer così da farlo ragionare e prendere decisioni sulla base di certi criteri estetici?». Così, nell’autunno del 1978, Keith Haring affidava ai suoi Diari una preoccupazione che andava ben oltre il più circoscritto ambito dell’arte e dell’estetica.”

“Su un piano teologico, il pragmatico zelo controriformistico di Borromeo non fa che esibire in modo ancora più palese l’inevitabile ricaduta “educativa” della ristrutturazione (e del ripensamento) dei contesti, consentendo per altro di focalizzare l’attenzione sulla rilevanza antropologica della nostra interazione concreta e simbolica con oggetti e strumenti attraverso cui rimodelliamo le condizioni di abitabilità del mondo.” (…le parole sono importanti!!)

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