memorie di una maitresse americana

memorienon ho mai avuto esperienze con prostitute: da una parte la “rivoluzione sessuale” degli anni ’70 e dall’altra la nostra educazione sessuale condizionata (spesso piacevolmente) dalle compagne femministe, hanno evitato alla mia generazione quello che prima era un  passaggio obbligato di iniziazione

sono però (o dunque? ) curioso sul fenomeno: esistono donne (o uomini) che lo fanno liberamente? come/quanto è diverso dal sesso che facciamo noi? diverse sensazioni? … ci riuscirei?

e così mi sono messo a leggere questo libro: una ragazza dell’800 della campagna americana che usa il sesso per salvarsi dalla vita grama che le si prospetta – fugge con un uomo e quando lui la abbandona inizia a vendersi pur di non tornare nella povertà

il libro racconta con franchezza le vicissitudini della protagonista tra piccoli e grandi avvenimenti che la portano a gestire un suo casino dove gestisce con successo le sue “ragazze” – il libro è una requisitoria contro l’ipocrisia borghese su sesso e famiglia tipica di quei tempi … ma molte considerazioni sulla falsa moralità sono valide ancora oggi!

“Tutte queste chiacchiere mi davano un’idea della vita matrimoniale dei borghesi americani, un’idea che non mi entusiasmava gran che, ma nemmeno mi rattristava. Certuni sembravano far le cose in modo naturale, altri erano degli inetti, ma costoro, molto probabilmente, erano degli inetti in qualsiasi altra cosa facessero. La gente che fallisce nella vita sessuale, spesso fallisce in tutto il resto, a meno che sostituisca il sesso con la smania del potere.”

“Emma non aveva famiglia – non sapeva che farsene, della razza umana. Immagino che siano stati gatti e cani a godersi quei milioni. La gente che va pazza per gli animali vede la vita come un mucchio di stronzi di cani.”

“… ho sempre cercato di vedere il quadro nel suo insieme. Tutti quanti, etichettati e non. Parole come “buono” e “cattivo” non hanno mai avuto molto significato, per me, come pure le parole “rispettabile” e “non rispettabile”. Vedevo la gente semplicemente come tale, nascere, crescere, chiavare, mangiare, amare, desiderare, perdere, esser triste, invecchiare, odiare, morire. Certe volte era troppo, e non potevate farci nulla, vi sareste spezzati il cuore. A volte non si vedeva che senso vi fosse ad andare avanti. Sarebbe stata sempre la stessa cosa, sempre la stessa cosa. Ma io andavo avanti ugualmente. Rimasi sulla breccia tutto il tempo. Era amore per la vita, sinceramente, il piacere di vedere che cosa c’era sotto il prossimo piatto, voltato il prossimo angolo.”

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