due di vargas

fred_vargaspenso di aver letto quasi tutti i libri di fred vargas (recensiti qui qui e qui) e ultimamente ne ho letti alcuni che non ho recensito: non hanno spostato il giudizio positivo sulla scrittrice, certamente interessante da leggere, ma mi hanno dato modo di focalizzare alcuni topos narrativi da lei spesso usati

nei suoi libri ad esempio gli omicidi sono quasi sempre conseguenza di avvenimenti remoti: non esiste l’omicidio di impulso, c’è sempre una ragione remota, spesso legata alla famiglia, per cui avviene il fattaccio – spesso poi l’ultimo crimine viene collegato, dal geniale adamsberg o dai tre evangelisti, ad altri crimini remoti rimasti impuniti che sono stati accennati nello sfondo

questo collegamento remoto è spesso accompagnato da qualche connessione con archetipi lontani nel tempo o immaginari, come ad esempio la peste o i licantropi (l’autrice è una archeologa di professione)

altra costante: quasi sempre c’è da subito un indagato che quasi tutti ritengono colpevole; nel corso della narrazione la sua posizione si ingarbuglia sempre più,  fino a che l’eroe positivo non svela la verità – a volte la agnizione finale è preceduta da un finto disvelamento, quasi un pre-finale che trae in inganno quasi tutti i protagonisti e i lettori

“Ma se capitava che le sue idee fossero in disaccordo con la vita, poteva anche restare muto per due giorni. Probabilmente aveva idee troppo dense, o desideri impossibili da realizzare.”

“Aveva lasciato il suo vecchio alloggio senza alcun rimpianto, contento di poter ricominciare. L’idea di ricominciare l’aveva sempre attirato molto più che dell’idea di continuare. Giunto in vista di rue Chasle, Vandoosler si fermò a considerare compiaciuto quella nuova zona della sua esistenza.”

“L’unico pensiero che gli venne fu che si sentiva nudo sotto i vestiti, come spesso accadeva quando non la vedeva da un po’. Nudo sotto i vestiti, condizione naturale di ogni uomo.”

“«Sai, Camille, che la magniloquenza non ha mai cavato dai guai nessuno?»
«Sì, lo so. È la mia dose di imbecillità che a volte mi fa magniloquire. O parvoloquire.»
«Non cresce niente sul magniloquio, sul parviloquio o sul soliloquio.»
«Su che cresce qualcosa?»
«Sul riflettiloquio!»”

“Danglard riappese tristemente, tornò al tavolo e accese il computer, che trillò in tono un po’ troppo allegro nei suoi pensieri cupi. Sono cretini, i computer, non si adeguano a niente.”

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