l’arte di ascoltare i battiti del cuore

Kalaw-AdvKalaw-Advho comprato il libro perché ambientato in birmania,  una birmania periferica e agricola negli ultimi cinquanta anni – a parte alcuni accenni, non ho trovato molte connessioni con il myanmar di oggi, evidentemente l’ho visto con altre lenti

nel libro ho però trovato una acuta descrizione delle differenze culturali tra i due mondi, tra manhattan e kalaw, la capitale dell’impero e l’asia profonda – quelle differenze che hanno affascinato tante persone dalle due parti

il libro racconta un amore, un amore lungo cinquanta anni, un amore totale, di quelli che non so se esistono – a tratti questo amore sfiora il melenso e il romanzetto rosa : lo salva un certo pudore per cui si ferma spesso al limite del non-detto

“Quanto vive un uomo, infine? Vive mille giorni o uno solo? Una settimana o vari secoli? Per quanto tempo muore l’uomo? Che vuol dire: «Per sempre?»” (Pablo Neruda)

“Eppure, che ne sappiamo dei nostri genitori, e che sanno loro di noi? E se non conosciamo veramente nemmeno le persone che ci vivono accanto sin dalla nascita – noi non conosciamo loro e loro non conoscono noi – che dire degli altri? Come faccio a non credere che questa o quella persona siano capaci di qualsiasi cosa, anche delle azioni più riprovevoli? Di chi o di che cosa, di quale verità ci si può fidare, in fin dei conti?”

“Perché vediamo solo quello che conosciamo. Siamo convinti che gli altri siano capaci di fare solamente ciò che sappiamo fare anche noi, nel bene e nel male. Per questo riconosciamo come amore solo quello che corrisponde all’immagine che ne abbiamo. Vogliamo essere amati come amiamo noi. Ogni altro modo ci è estraneo, lo guardiamo con dubbio e sfiducia, ne fraintendiamo i segni, non capiamo la sua lingua. Accusiamo. Affermiamo che l’altro non ci ama. E invece forse ci ama in un modo tutto suo, che noi non conosciamo.”

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Una risposta a l’arte di ascoltare i battiti del cuore

  1. Carolina ha detto:

    Forse la cosa più bella dei rapporti umani è proprio la certezza che, per quanto si possa credere di conoscere una persona, forse arriviamo a conoscerla totalmente per un secondo (quando va bene) e tutto il resto è fatto di ragionevoli aggiustamenti tra vissuto e pensato. Quindi non ci si può annoiare mai; semmai, può essere stressante se ci si fissa sul “beneficio d’inventario”…Ma ne vale la pena? Vivamus, mea Lesbia, atque amemus…

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