possa il mio sangue servire

cazzullo-593x443decido di leggere questo libro per i 70 anni dalla liberazione: le solite sterili polemiche mi stimolano a saperne di più – dopo qualche centinaio di pagine capisco il disegno: il libro è una lunghissima sequenza di storie individuali e collettive, un immenso mosaico di eventi che solo insieme può dare il quadro

solo l’elencare puntigliosamente nomi date e luoghi può zittire le ricostruzioni che puntano a sminuire la grandezza della resistenza che fu vita quotidiana per migliaia e migliaia di italiani – proprio con il raccontare storie possiamo ricordare e onorare tutti quelli che morirono in quei giorni

colpisce la violenza gratuita, assoluta che quegli anni si scatenò contro chi si opponeva a un fascismo morente e al suo duro alleato: meraviglia che le reazioni successive siano state così “morbide” dopo anni di bestialità e torture quotidiane – viene in mente un parallelo con le guerre iugoslave: in fondo ne siamo usciti meglio e pochi anni dopo gli italiani erano già pronti ad affrontare insieme le sfide economiche del  xx secolo

“Il capitano Franco Balbis lo presagiva. Per questo si augurava che il suo sangue potesse «servire per ricostruire l’unità italiana». A settant’anni di distanza, è tempo che la pietà umana – dovuta a tutti i caduti – e lo spirito di riconciliazione nazionale esaudiscano il suo ultimo desiderio. Nulla e nessuno potrà cancellare un fatto: gli uomini e le donne della Resistenza hanno ragione; i loro avversari ebbero torto.”

“I veri protagonisti della Resistenza non sono – parlandone con rispetto – i Ferruccio Parri o i Luigi Longo, cioè i comandanti politici; e non sono soltanto i partigiani, di varie fedi; il vero protagonista della Resistenza è il popolo anonimo che in diverse forme disse no ai nazifascisti. Molti nomi, molte storie mancano. Ma i nomi e le storie che ci sono dovrebbero bastare per giungere a un giudizio oggettivo su quegli anni terribili.”

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