l’incolore tazaki tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

L’incolore-Tazaki-Tsukuru-e-i-suoi-anni-di-pellegrinaggiobel libro recente di murakami haruki, dove un ragazzo, rifiutato dal gruppo di amici strettissimi, affronta un lungo percorso di crescita per sopravvivere – i mondi magici di haruki questa volta restano ai margini della storia, che si concentra su rapporti tra persone “reali” e sui relativi problemi

tsukuru, costruttore di stazioni, passa dalla giovinezza alla maturità con la sua vita regolare, senza fantasia e senza colori, attraversata da sprazzi di luce solo con qualche rapporto di sesso, ora vero ora sognato

proprio l’incontro con l’ultima donna, la prima a scalfire la sua corazza di abitudini, dà a tsukuru la forza per affrontare quel lontano dolore e per provare a leggerlo con gli occhi degli altri protagonisti

storia di un’emancipazione ritardata, di un disvelamento che porta a maturazione una storia e una persona, che solo allora può iniziare una piena vita adulta – anche in questo libro la musica (cercatela) sottolinea la trama e ci porta lontano, in cieli pieni di nostalgia

“La gelosia − Tsukuru lo imparò da quel sogno − è la prigione più avvilente che ci sia al mondo. Perché è una prigione nella quale l’individuo si rinchiude da solo. Non ci viene spinto a forza da qualcuno. Ci entra di sua spontanea volontà, chiude la porta a chiave dall’interno e getta la chiave dalla finestra, al di là delle sbarre. E nessuno sa che lui è incarcerato lì dentro. Naturalmente se volesse potrebbe andarsene. Perché quelle sbarre di ferro si trovano nel suo cuore. Ma non riesce a farlo.”

“– Pero è strano, sai?
– Che cosa?
– Il fatto che quel periodo straordinario sia passato per sempre. Tante potenzialità bellissime sono svanite così, inghiottite dall’abisso del tempo.”

“Pensò a Le mal du pays nell’esecuzione di Alfred Brendel. Alla sensazione dei seni prosperosi di Eri contro il suo corpo. Al suo respiro caldo, alle sue guance bagnate di lacrime. E alle possibilità per sempre perdute, al tempo che non torna più indietro.”

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