la donna giusta

covermarai fa raccontare alcuni anni di una famiglia da diverse voci narranti – al solito la realtà si svela solo conoscendone diverse angolazioni

lunga narrazione della crisi, matrimoniale e personale, di un borghese ungherese tra le due guerre: questa decisa localizzazione nello spazio e nel tempo è insieme la debolezza e la forza del libro

da una parte è difficile ritrovarsi nelle rigide usanze familiari di un secolo fa, dall’altra abbiamo a disposizione quasi un trattato sociologico sulla quotidiana  vita affettiva e lavorativa del centro europa del tempo

attuali, per contrasto, alcune questioni “esistenziali” sul fine della vita, sulle basi del rapporto tra i generi … e sul fumo! – mi ha colpito anche la rivendicazione, da parte di uno dei protagonisti, della ricerca della solitudine alla fine della vita, dopo essersi distaccato da cose, persone e desideri

il libro è amaro, un libro sull’impossibilità dell’amore, e amaro è anche l’epilogo, ambientato in america, nella terra che cambia tutte le regole della borghesia europea, dove due dei protagonisti si (ri)conoscono e giocano un triste finale a ruoli invertiti

“E improvvisamente ho capito che non c’è nessuna persona giusta. Non esiste né in terra né in cielo né da nessun’altra parte, puoi starne certa. Esistono soltanto le persone, e in ognuna c’è un pizzico di quella giusta, ma in nessuna c’è tutto quello che ci aspettiamo e speriamo … e non esiste quella certa figura, l’unica, la meravigliosa, la sola che potrà darci la felicità. Esistono soltanto delle persone, e in ognuna ci sono scorie e raggi di luce, tutto…”

“Un uomo dovrà pur chiedersi se vale la pena di vivere cinque o dieci anni in più senza sigarette, o se gli conviene lasciarsi andare a questo vizio vergognoso e meschino, che finisce sì per ucciderlo, ma fino a quel momento gli riempie la vita di una strana materia che allo stesso tempo distende e stimola il sistema nervoso. Dopo i cinquant’anni, diventa una delle questioni più serie della vita.”

“Gli eremiti cinesi, intorno ai sessant’anni, lasciano la propria famiglia portando con sé solo un minuscolo fagotto. Se ne vanno alle prime luci dell’alba, sorridendo, senza una parola. Ritirandosi sulle montagne non aspirano a una vita diversa, bensì alla solitudine e alla morte. E’ l’ultimo viaggio di un essere umano. A questo hai diritto. Il bagaglio per un tale viaggio non può che essere leggero… devi poterlo portare con una mano sola.”

“Che cosa conta, allora?… La verità. Esattamente come nella letteratura e in ogni ambito umano: riuscire a essere spontanei, a sorprendere noi stessi con il dono meraviglioso del piacere, e nello stesso tempo, nonostante il nostro egoismo e la nostra avidità, essere capaci di dare gioia con pari generosità, senza alcun calcolo, senza secondi fini, con leggerezza, quasi inavvertitamente… Ecco qual è la verità, a letto.”

One thought on “la donna giusta

  1. Non so se sia un libro amaro; non l’ho sentito così, quando l’ho letto anni fa. Realista, disincantato senz’altro. Ma, a suo modo, positivo. In questo specifico senso: se riusciamo ad apprezzare quello che la vita ci offre senza dargli un valore eccessivo, senza idealizzazioni forzate (la donna giusta, l’uomo giusto eccetera), questo ci permette di amare cose e persone in un modo più equilibrato, che non esclude né il trasporto né la passione: la differenza è che amiamo una persona e non un ideale che le/gli abbiamo appiccicato addosso. Tanto, i sentimenti non sono mai giusti – né debbono esserlo. Perché costringerci ad un surplus d’ingiustizia, amando qualcosa che sicuramente non esiste – o esiste un pochino in ogni persona che incontriamo e mai completamente in una sola?

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