l’amica geniale

amica_geniale-1-386x600ho letto in una decina di giorni questa estate i quattro libri della ferrante, il ciclo dell’amica geniale – ho potuto farlo approfittando del tempo speso in treno per il pendolarismo di luglio e del tempo buttato ad aspettare una metro indegna di un paese civile (erano i giorni dello sciopero contro l’introduzione del badge per i dipendenti)

i libri raccontano la storia delle vite parallele di due amiche napoletane, dall’infanzia condivisa a mille eventi vissuti insieme, in due vite che non riescono a divergere – le amiche si specchiano l’una nell’altra, a volte per imitarsi altre per distinguersi, mentre le loro differenze le attraggono e le allontanano

napoli è spesso sfondo e protagonista nell’arco dei decenni, una napoli disperante e non redimibile, simile alla napoli di “via gemito” (capisco che qualcuno abbia pensato a starnone come scrittore che sta dietro alla misteriosa ferrante)

libri ben scritti con la storia che “prende” nei suoi continui colpi di scena – mi ha dato fastidio l’assoluta incoscienza dei protagonisti che si lasciano vivere spesso senza scegliere: resta misterioso ad esempio il motivo del matrimonio di elena con un uomo che non la attrae e non le piace

dà anche fastidio quanto siano negativi tutti i personaggi maschili: nei migliori dei casi fatui e inaffidabili, sempre violenti e ottusi, motivati solo da voglie infantili, dal denaro o da un sesso rapace e volgare

“La plebe eravamo noi. La plebe era quel contendersi il cibo insieme al vino, quel litigare per chi veniva servito per primo e meglio, quel pavimento lurido su cui passavano e ripassavano i camerieri, quei brindisi sempre più volgari.”

“facevano esercizi coi diagrammi a blocchi, si allenavano a ripulire il mondo dal superfluo, schematizzavano le azioni d’ogni giorno secondo due soli valori di verità: zero e uno.”

“… che al mondo non c’era alcunché da vincere, che la sua vita era piena di avventure diverse e scriteriate proprio quanto la mia, e che il tempo semplicemente scivolava via senza alcun senso, ed era bello solo vedersi ogni tanto per sentire il suono folle del cervello dell’una echeggiare dentro il suono folle del cervello dell’altra.”

“Un maschio, a parte i momenti pazzi in cui lo ami e ti entra dentro, resta sempre fuori. Perciò, dopo, quando non lo ami più, ti dà fastidio anche solo pensare che una volta l’hai voluto. Io sono piaciuta a lui, lui è piaciuto a me, fine. A me succede molte volte al giorno che qualcuno mi piaccia. A te no? Dura un poco, poi passa. Solo il bambino resta, è una parte di te; il padre invece era un estraneo e torna un estraneo.”

“Questo, pensai, è un segreto che non potrò mai svelargli. Quante parole restano impronunciabili anche all’interno di una coppia che si ama, e com’è elevato il rischio che altri le pronuncino distruggendola.”

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One thought on “l’amica geniale

  1. Il ciclo dell’amica geniale è sul mio comodino da un po’, in attesa di essere iniziato. Ragionavo sulla parte che hai citato alla fine: quella della donna che afferma che un uomo resta sempre all’esterno della vita: non ti pare molto logica zero-uno “maschile” – ponendo che tutti gli uomini abbiano una logica così, e non è vero? Chissà, forse la Ferrante è una donna che vuole far pensare che a scrivere sia un uomo che voglia far pensare che a scrivere sia una donna :-D! Sulla estraneità degli uomini nella vita, diciamo che ad amore finito, credo ai fantasmi. Cose morte che vagano: le vedi, sai cosa sono. pigli atto. Ma non puoi far finta che non esistano, ci sono. E lascerei perdere tutto l’esistenzialismo e lo straniamento dell’altro-da-sè e compagnia bella. Ma diventa un discorso pesantuccio: poi mi spammi!

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